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17.07.2018

Danni da grandine «Pochi cannoni» Ne servirebbero 30

Il recente cannone antigrandine installato a Breganze.  STELLA-CISCATO
Il recente cannone antigrandine installato a Breganze. STELLA-CISCATO

Contro la grandine i cannoni ci sono, una decina, ma non bastano: «Ne servirebbero il doppio o addirittura il triplo». È il quadro delineato da Elvio Forato, 56 anni, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Breganze, nonché direttore ed enologo della Cantina sociale Beato Bartolomeo: «Per salvaguardare un'area che ha già conquistato riconoscimenti nazionali e internazionali, visto che la nostra è stata la prima Doc del Vicentino fin dal 1969 - sostiene - è necessario dotarla di maggiori postazioni antigrandine, in modo da potenziare la linea di fuoco presente lungo la Pedemontana, da Fara a Nove». L'interesse di Forato è quello di proseguire nel lavoro portato avanti dal suo predecessore Plinio Bonollo, nella rivalutazione della Doc Breganze, del territorio e dei vini e proprio per questo si fa sempre più pressante la consapevolezza che i nove cannoni antigrandine, attualmente presenti da Lugo a Bassano non sono sufficienti a proteggere l'intera area vinicola da possibili disastri del meteo. «Delle nove postazioni antigrandine, parliamo di cannoni del tipo “jet-boom” ossia “a onda d'urto” realizzati con una tecnologia innovativa che vanno posizionati nelle colline salvando così i vigneti e le coltivazioni autoctone, due si trovano nella zona breganzese, esattamente a Fara e, da qualche mese, grazie all'impegno economico messo in campo dall'Amministrazione Campana a Breganze, mentre sette si trovano nell'area marosticense - spiega Forato -. Solo l'area breganzese per essere più “sicura” dovrebbe avere almeno altri tre cannoni antigrandine, raggiungendo così quota cinque. L'ideale, poi, per tutta l'area da Lugo a Nove sarebbe di avere almeno 20 postazioni, se non addirittura 30». L’appello punta a raggiungere i sindaci dei Comuni interessati, pur nella consapevolezza che le risorse scarseggiano per finanziare l'acquisto virtuoso dei cannoni antigrandine. «Se in passato questi dispositivi venivano comprati a prezzi convenienti, grazie soprattutto ai finanziamenti regionali, oggi l'aiuto economico è venuto totalmente a mancare. E così tutto ricade sulle Amministrazioni comunali che, di tasca loro, devono avere la possibilità di stanziare una cifra che, tra acquisto del dispositivo e lavori, raggiunge i 50 mila euro. A questo poi si aggiunge il fatto che l'impegno, per i tempi burocratici, è molto lungo: più di 2 anni di lavoro per stanziare il denaro, acquistare il dispositivo, realizzare le opere e trovare chi sia disposto a ospitarlo disponendo di un luogo idoneo, abbastanza lontano dalle abitazioni visto che l'impatto acustico del cannone a ultrasuoni è molto forte. L'unica “consolazione” è che ad oggi la Regione paga il 50% della polizza assicurativa. Come Consorzio non ci arrediamo e spingiamo perché i Comuni si impegnino a salvaguardare viticoltura e agricoltura. Inoltre, la grandine rovina anche abitazioni, veicoli e aziende, quindi i danni aumentano costantemente», conclude Forato. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvia Dal Maso
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