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07.09.2018

«Voglio sapere perché è morto mio fratello»

Il pronto soccorso del polo “Confortini” dell’ospedale di Borgo Trento
Il pronto soccorso del polo “Confortini” dell’ospedale di Borgo Trento

«Non mi interessano i risarcimenti, io voglio giustizia. Voglio capire cosa sia successo a mio fratello. Che stava bene e poi in meno di ventiquattr’ore è morto. Quanto è successo mi ha scioccata. Sono ancora allibita. Un ragazzo di 33 anni, che stava bene, non può morire così. Mi devono dire cosa gli è successo». Sara è la sorella di Davide Ferro, il 33enne, originario di Schio, che il mese scorso è morto nel sonno dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso del polo “Confortini” dell’ospedale veronese di Borgo Trento dove era stato accolto in codice giallo alle 17.28 dell’11 agosto. Dimesso alle 20.13 dello stesso giorno, Davide è poi spirato nel sonno. Il suo corpo lo ha trovato la mamma al mattino. Ora, sulla vicenda, il pubblico ministero della procura scaligera, Valeria Ardito, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Unico imputato, al momento, il medico in servizio al pronto soccorso al momento del ricovero di Davide. LA VICENDA. Davide Ferro, 33 anni, originario di Schio, ma residente a Verona, l’11 agosto va con la mamma a pranzo dalla sorella Sara che abita a Sontorso. Dopo mangiato la compagnia si scioglie e Davide torna a casa. Ma già mentre si trova in auto con la madre, il 33enne comincia ad avvertire mal di testa. Poi vomita e fatica pure a parlare. Appena rientrati in città, la mamma di Davide chiama il 118. Un’ambulanza arriva a Borgo Milano, quartiere scaligero dove risiede la famiglia, e trasporta il giovane al pronto soccorso del Polo “Confortini” in codice giallo. Sono le 17.28. Nel frattempo, oltre allo stato confusionale e al vomito, la febbre è salita a 38 gradi e mezzo. La dimissione avviene qualche ora dopo, alle 20.13. Il medico del pronto soccorso gli prescrive riposo, un antibiotico e un anti piretico. Ma Davide non si regge in piedi. Per portarlo in auto, la madre lo fa sedere su una sedia a rotelle. Quando arriva a casa va subito a letto. Il mattino dopo la tragica scoperta: Davide non respira più. È morto nel sonno. L’INCHIESTA. Dopo la denuncia che i genitori depositano tramite gli avvocati Abbondio Dal Bon e Giuseppe Trimeloni; la procura di Verona apre un’inchiesta per omicidio colposo iscrivendo sul registro degli indagati il medico di turno in quel momento al pronto soccorso. Quello che ha visto e poi dimesso Davide. Ma adesso la sorella ha deciso, anche lei, di appoggiarsi a un legale, l’avvocato Alessandra Bocchi che ha già nominato un proprio consulente tecnico d’ufficio, il dottor Paolo Frisoni dell’Università di Ferrara, per seguire gli accertamenti clinici. Ma il legale ha inoltre depositato una richiesta al sostituto procuratore titolare del fascicolo per chiedere il sequestro dei filmati delle videocamere di sorveglianza del pronto soccorso del “Confortini” per capire le condizioni di arrivo, ma soprattutto quelle di uscita del 33enne. Che al momento delle dimissioni non solo avrebbe avuto ancora la febbre alta, ma a quanto pare non riusciva nemmeno a reggersi in piedi. «Ho visto mio fratello stare bene a pranzo e poi in una bara, qualche giorno dopo. Non è possibile una cosa del genere», ripete la sorella di Davide ancora scioccata per ciò che è accaduto alla sua famiglia. «Io non voglio soldi - conclude -. Voglio solo la verità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini
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