CHIUDI
CHIUDI

29.01.2019

Si butta nel Brenta, un migrante lo salva

La passerella sul Brenta   dalla quale si è buttato il 68enne originario di Valli del Pasubio
La passerella sul Brenta dalla quale si è buttato il 68enne originario di Valli del Pasubio

Non ha esitato e si è tuffato nelle fredde acque del fiume Brenta per salvare un uomo, che vi si era immerso con l’intento di porre fine alla sua vita. Il protagonista dell’eroico salvataggio è un ventunenne senegalese, che ieri mattina passava in bicicletta sulla passerella “Virginio Benetti” tra Torre e Cadoneghe. Attirato dalle urla di due insegnanti, che avevano assistito alla scena e che avevano cercato invano di trattenere l’anziano, il giovane Ousmane Cissokho si è tolto scarpe e giaccone e si è tuffato, riuscendo ad afferrare l’uomo esanime, ma ancora vivo, e a portarlo a riva. L’uomo, di 68 anni, residente nel Padovano ma originario di Valli del Pasubio, è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione. Un sesto senso, un presentimento hanno fatto sì che quell’uomo cupo, lo sguardo fisso all’acqua, non lasciasse indifferente un’insegnante della scuola dell’infanzia “Stella mattutina” di Torre, che ogni giorno percorre la passerella sul Brenta giungendo da Cadoneghe. La donna, dopo essere arrivata a scuola, è tornata indietro, raggiungendo il 68enne proprio nel momento in cui cercava di buttarsi: lo ha afferrato per un braccio, cercando di trattenerlo, ma lui si è divincolato e lanciato nel fiume. Sono state le urla della maestra ad attirare l’attenzione di Cissokho, che passava di là in bici, diretto nel cantiere a Limena dove lavora. «Sono passata verso le 7.40» racconta l’insegnante, «e ho notato subito l’anziano fermo in mezzo alla passerella, vestito poveramente, con accanto un sacchetto con qualche effetto personale. Si era tolto le scarpe, ma stava fermo, a fissare il fiume, e quando gli sono passata accanto augurandogli “buongiorno” non mi ha risposto, forse nemmeno mi ha vista. Giunta a scuola, però, ho chiesto alla collega di accogliere gli alunni al posto mio e sono corsa di nuovo alla passerella: una sensazione non mi lasciava tranquilla». È stato provvidenziale: incrociata una collega dalla vicina scuola elementare, che aveva appena oltrepassato il piccolo ponte, è bastato uno sguardo tra le due donne per capire cosa stesse accadendo. L’uomo si era nel frattempo spogliato completamente, togliendosi persino l’orologio, ma tenendo appeso al collo soltanto un piccolo borsello, che forse conteneva qualcosa da cui non voleva separarsi nemmeno nella morte. «Sono corsa e l’ho afferrato per un braccio» prosegue l’insegnante, «ma con forza mi ha respinta, si è arrampicato sul parapetto aggrappandosi ai tiranti del ponte e si è lanciato, finendo supino in centro al fiume. Nessuno di noi sapeva nuotare. Mentre chiamavamo i soccorsi è giunto il giovane senegalese che si è tolto il giaccone e le scarpe, è sceso lungo l’argine fino all’acqua e con quattro bracciate ha raggiunto l’uomo, portandolo a riva. Sul posto sono arrivati carabinieri: un militare ha aiutato a mettere in salvo l’anziano, ormai in ipotermia. È stato caricato in ambulanza e portato in ospedale in condizioni gravi. «Quando ho visto che in acqua c'era una persona - racconta Cissokho - ho deciso di buttarmi. Me l'ha detto il cuore. Mi sono tolto tutto, le scarpe, i jeans, la giacca, la felpa e la maglietta, sono rimasto in mutande e mi sono tuffato. Ho raggiunto in mezzo al fiume l'uomo, l'ho afferrato per una mano e gli ho alzato la testa dall'acqua. Poi l'ho preso per la vita e ho sentito che il cuore batteva ancora. Siamo arrivati a riva e un carabiniere ci ha aiutato a risalire. Non ho mai avuto paura, solo tanto freddo. Mi è venuto istintivo buttarmi per cercare di salvare questa persona. E poi ho confidenza con l'acqua da quand'ero piccolo. Sono cresciuto vicino al mare e in Senegal lavoravo come pescatore» «I carabinieri - dice ancora il giovane africano - mi hanno chiesto se volessi andare al pronto soccorso, ma non c'era bisogno. Era più importante che pensassero all'uomo che si era buttato nel fiume. Mi hanno fatto sedere in macchina e mi hanno dato una coperta». Il senegalese era più preoccupato per le condizioni di chi aveva salvato che per le sue, tanto che poi ha ripreso la sua strada. «Sono andato al lavoro nella ditta dove sono occupato da un anno come magazziniere, per me è stato un gesto normale. Mi hanno chiamato in tanti oggi (ieri ndr), sono stato contento ma non avrei mai fatto nulla di diverso. Ripeto, è stato un gesto normale». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cristina Salvato
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1