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09.08.2018

La beffa al pensionato e poi la falsa denuncia

L’ingresso del tribunale di Vicenza, dove è in corso il processo
L’ingresso del tribunale di Vicenza, dove è in corso il processo

Avrebbe prima ingannato un pensionato e poi, per nascondere le prove, avrebbe presentato una falsa denuncia in caserma. È in corso, davanti al giudice De Stefano, il processo a carico di Stefania Cicchelero, 54 anni, residente a Valli del Pasubio in via Lungo Leogra. L’imputata, già nota alle cronache giudiziarie, è difesa dall’avv. Giovanni Tisato e deve rispondere di truffa e di simulazione di reato. Contesta fieramente le accuse, professando la sua innocenza; dovrà farlo in aula nei prossimi mesi. I fatti contestati dalla procura sarebbero avvenuti fra Torrebelvicino e Valli del Pasubio fra la fine di novembre del 2015 e l’inizio di febbraio dell’anno successivo. In base a quanto emerso, l’imputata sarebbe entrata in contatto con Antonio V., 65 anni, oggi residente a Schio. Lo avrebbe convinto che le serviva con urgenza un prestito e che lo avrebbe restituito a strettissimo giro. Per questo avrebbe ottenuto che la presunta vittima - che in aula avrà la possibilità di costituirsi parte civile per chiedere un risarcimento dei danni che sostiene di avere subito - le ricaricasse la postepay con 500 euro. A riprova della sua buona fede, e del fatto che gli avrebbe fatto avere rapidamente i suoi soldi, Cicchelero aveva lasciato al pensionato la sua carta di identità, a mo’ di garanzia. In realtà, nelle settimane successive l’imputata non avrebbe più fatto avere i 500 euro ad Antonio, che si era spazientito ma che aveva ancora con sè il documento della conoscente. Quest’ultima, per evitare guai (ma la circostanza si sarebbe rivelata un autogol, che il sospetto della procura corrisponde al vero), il primo febbraio successivo si sarebbe presentata nella caserma dei carabinieri di Valli del Pasubio, per denunciare di avere smarrito la propria carta di identità. Una denuncia falsa, contestano gli inquirenti, che ora la accusano anche di simulazione di reato. In aula sfileranno diversi testimoni per chiarire nel dettaglio che cos’era avvenuto in quel giorni e per consentire al giudice di valutare correttamente le eventuali responsabilità dell’imputata, che si dice estranea. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

D.N.
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