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12.01.2019

Alberi sradicati dal vento Nessuno vuole la legna

Alberi abbattuti nel territorio di Valli del Pasubio. ZILLIKEN
Alberi abbattuti nel territorio di Valli del Pasubio. ZILLIKEN

Alberto Dalla Riva Karl Zilliken Nessuno vuole la legna di Valli schiantata dal maltempo di fine ottobre. L’asta bandita dal Comune nelle scorse settimane è andata deserta e ora si cerca un modo per disfarsi dei tronchi che arrivano dalla montagna dimenticata. La furia che alla fine di ottobre ha raso al suolo milioni di alberi non ha risparmiato l’alta val Leogra ed in particolare Valli del Pasubio. L’area non è solo stata colpita da una miriade di frane e smottamenti; non ha solo dovuto far fronte ad interminabili ore di blackout totale che hanno mandato nel panico (e su tutte le furie) i residenti ed il sindaco ma ha anche assistito inerme alla furia del vento che si è abbattuta sui suoi boschi, con violenza inaudita. Esattamente quanto accaduto sull’Altopiano di Asiago con proporzioni differenti. Ma sono proprio la proporzioni a fare la differenza: la tragedia che ha schiantato gli alberi altopianesi infatti ha visto la pronta reazione di tanti soggetti con molte iniziative che avevano il solo fine di risollevare portare sollievo alla montagna. A Valli, invece, nessuno ha presentato un’offerta per aggiudicarsi la legna distrutta vicino al rifugio Balasso. L’ASTA. Le verifiche a tappeto per definire la reale entità dei danni patiti dal patrimonio boschivo vallense sono ancora in corso, visto che nelle zone più impervie l’accesso è ancora difficile per le numerose frane. La definitiva quantificazione del disastro sarà possibile più avanti. Intanto, il municipio guidato dal sindaco Armando Cunegato aveva deciso di “portarsi avanti”, mettendo in vendita il legname da opera, per la produzione di cippato e da ardere sui lotti di proprietà comunale in località Balasso. Gli alberi schiantati, secondo il capitolato, sarebbero stati venduti sul posto per una quantità di circa 45 metri cubi di legname resinoso (abete rosso) e una trentina di quintali di legna da ardere, in prevalenza faggio e carpino. Il prezzo di riferimento sarebbe stato di 1.230 euro, con assegnazione a chi avesse presentato il rialzo più vantaggioso: condizioni che, a quanto pare, non hanno smosso alcuno perché allo scadere del mezzogiorno dello scorso 17 dicembre nessuno si è fatto avanti. IL TENTATIVO. Insensibilità o burocrazia? Sarà presto possibile stabilire quale sia stato il motivo che ha tenuto tutti lontani dalla legna di Valli. Il Comune, infatti, ha deciso di modificare un articolo del capitolato tecnico che era stato redatto dalla guardia boschiva comunale Paolo Scapin. L’idea che ha portato a questa decisione aveva il fine di “aprire” le porte a più aziende specializzate, anche a quelle che non sono in possesso di certificato di idoneità forestale. Con la modifica, poi giunta e uffici hanno stabilito di avviare una procedura negoziata che porti alla vendita del legname a ditte specializzate. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Dalla Riva Karl Zilliken
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