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28.12.2017

Svastiche, insulti e bestemmie sull’antica chiesa

Livio Storti mostra l’inferriata  installata  a protezione della chiesettaSvastiche e scritte sull’antica chiesetta di San Rocco a Magré.  FOTOSERVIZIO  DONOVAN CISCATO
Livio Storti mostra l’inferriata installata a protezione della chiesettaSvastiche e scritte sull’antica chiesetta di San Rocco a Magré. FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATO

Mauro Sartori Silvia Dal Ceredo Come sostiene il sindaco Valter Orsi, «la mamma degli imbecilli è sempre incinta e i suoi figli danno il peggio di sé quando farebbero bene a restarsene a casa». Ad esempio a Natale. Gli ultimi atti vandalici riguardano la chiesetta di San Rocco a Magrè, riempita di scritte oscene e di frasi irripetibili, oltre che di simboli come la svastica, che si commentano da soli. Buona parte degli imbrattamenti risale a qualche mese fa ma gli ultimi ritocchi risalgono alle festività. La chiesetta, posta in collina sopra l’abitato magrediense, è stata eretta 500 anni fa, tanto che ci sono documenti del 1528 che la menzionano. Luogo di devozione contro le pestilenze che si sono abbattute anche da queste parti, è meta di passeggiate. L’oratorio attuale fu ristrutturato su disegno di Giacomo Tessarolo in stile romanico e con decorazione dell’artista scledense Vittorio Puppin. Già nel 2008 la chiesetta, dove viene celebrata la messa nella festa del santo e si recita il rosario, fu danneggiata sia all’interno che all’esterno ma ultimamente c’è chi si diverte a lasciare il segno del suo passaggio con scritte farneticanti, parolacce, bestemmie e svastiche. Per evitare incursioni indesiderate, il parrocchiano Livio Storti ha installato un’inferriata ma non serve a scoraggiare i vandali. «Qui sopra trovo sovente resti di rifiuti abusivi. Vengono a fare festini, magari si ubriacano e poi succede quello che è sotto gli occhi di tutti..»,sospira Storti. Dalla parrocchia di Magrè non manca certo il biasimo e il senso di amarezza per gesti vandalici così deprecabili. «Un gesto che parla da solo – commenta il parroco don Luigino Perin – e che parla solo di miseria e ignoranza». In passato si erano verificati casi analoghi ed i graffiti erano stati rimossi, purtroppo inutilmente. «Adesso francamente non abbiamo intenzione di far cancellare quelle scritte – prosegue il sacerdote - perché poi le rifarebbero dopo pochi giorni, quindi non servirebbe a nulla. Che rimangano lì sotto gli occhi di tutti a sottolineare l'inciviltà di certe persone». Ad incentivare lo slancio teppistico è probabilmente la posizione stessa della chiesetta, in una zona verde defilata e lontana da occhi indiscreti soprattutto nelle ore serali, anche se l'area del “Castello” è costantemente frequentata da residenti che portano a spasso il cane e da chi pratica walking. Parole dure da parte del sindaco Orsi, già scosso per l’accoltellamento in via Pasini della vigilia di Natale: «Insozzare una chiesa è un atto demente che condanno in maniera forte. Faremo di tutto per scoprire chi è stato e poi gli faremo pulire le strade con lo spazzolino da denti, così si renderà conto di ciò che ha fatto. Purtroppo anche qui ci sono idioti che cercano visibilità e che rendono vani i nostri obiettivi di abbellire la città». Riguardo all’episodio violento della vigilia, Orsi spiega: «Sta emergendo un nuovo tipo di problematica legata alla presenza di richiedenti asilo e che viene scaricata sul territorio, quindi su di noi. Mi chiedo se chi li gestisce si accorge che hanno soldi in tasca derivanti dallo spaccio o se girano con i coltelli». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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