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07.02.2018

«Stop ai banchetti fascisti». I 5 Stelle col Pd

L’affollamento nel portego Garbin sotto l’aula consiliare.  S.D.C.I carabinieri monitorano l’accesso alla sala consiliare.  S.D.C.
L’affollamento nel portego Garbin sotto l’aula consiliare. S.D.C.I carabinieri monitorano l’accesso alla sala consiliare. S.D.C.

Stop a stand, incontri pubblici ed eventi di gruppi, associazioni e partiti che inneggiano al fascismo. Era questa la proposta contenuta nella mozione del consigliere Carlo Cunegato (Tessiamo Schio) che però è stata bocciata dalla maggioranza, con 16 voti contrari (Noi Cittadini, Fi, Veneto Stato, gruppo misto) e solo 5 a favore (Tessiamo, Pd, M5S). Sala consiliare affollata con carabinieri pronti a sedare gli animi. La discussione si è accesa nella seduta di lunedì, dopo che il consigliere aveva proposto all'amministrazione di non rilasciare più concessioni di luoghi pubblici alle organizzazioni di stampo filo-fascista o neo-fascista che praticano e promuovono discriminazioni razziali, religiose, etniche, sessuali, sociali e politiche, «proclamando xenofobia, antisemitismo, revisionismo, indottrinamento e praticando la violenza come mezzo di azione politica. Tutte cose già vietate dalle leggi Mancino e Scelba, oltre che dalla Costituzione». Cunegato si è riferito a gruppi quali «Forza Nuova, CasaPound, Veneto Fronte Skinhead, Lealtà Azione» illustrando una lista di episodi di cronaca nera, ultimo il caso di Macerata. La mozione, promossa a monte dall'Anpi nazionale «e già approvata in altri Comuni come Firenze, Torino, Pisa o Milano, capoluoghi non tutti retti dal centro sinistra», non è stata accolta dalla maggioranza che ha tirato in ballo il diritto di libertà di espressione e motivazioni tecniche. «Negare o concedere il permesso per manifestazioni pubbliche non spetta al sindaco – ha detto Orsi - ma a questura o prefettura. Inoltre è impensabile accettare una tale proposta ora, in piena campagna elettorale, quando gran parte dei gruppi chiamati in causa sono stati regolarmente autorizzati a presentarsi alle elezioni. Potrebbero farci causa e tra l'altro vincerla in breve». E in questo senso, durante il mercato di sabato, un militante di Arcadia che aveva disturbato lo stand di CasaPound, è stato segnalato alla procura ipotizzando il reato di disturbo di riunione elettorale. Cunegato ha sottolineato comunque che «Comuni ben più strutturati e con fior fiore di legali a servizio l’hanno approvata. Chi non si oppone a certe posizioni diventa complice, non tutte le idee sono legittime, in particolare quelle che ledono i diritti fondamentali dell'uomo». A dargli man forte ci sono stati il gruppo del Pd, con la consigliera Maria Girotto che ha sottolineato «l'inaccettabilità di continuare a giustificare certe azioni e idee» e il capogruppo del M5S Marco Vantin che ha dichiarato apertamente «di appoggiare i valori antifascisti», seguendo il solco del sindaco grillino di Torino Chiara Appendino. Dal pubblico sono volate urla di contestazione verso l'Amministrazione, del tenore “vergogna”, “complici, primo il sindaco” e “vigliacchi”. Tra chi ha detto “no” invece, il capogruppo forzista Marco Tolettini secondo cui «tutti possono esprimersi rispettando l'ambito democratico delle leggi» e il collega Domenico Storti di Veneto Stato che ha sposato la pozione di Tolettini aggiungendo che «così si fa dell'allarmismo esagerato e si alimentano le contrapposizioni». • S.D.C. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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