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14.02.2017

«Sfido la Siberia in bici a 50 gradi sotto zero»

Dino Lanzaretti osserva il percorso nel gelo della Siberia. [END_3][FOTOGRAFO]E.CU.
Dino Lanzaretti osserva il percorso nel gelo della Siberia. [END_3][FOTOGRAFO]E.CU.

Da solo su due ruote, per più di 2 mila chilometri, con temperature fino a 50 gradi sotto zero e un equipaggiamento altamente tecnologico, ma perfezionato a mano in casa. Il viaggiatore scledense Dino Lanzaretti, 38 anni, aveva già fatto parlare di sé con i suoi ciclo-trekking estremi in giro per il mondo. Da qualche giorno però sta compiendo un’impresa senza precedenti. È infatti il primo al mondo di cui si abbia notizia a tentare la traversata invernale della Siberia in bicicletta lungo “la strada più fredda del mondo”, dove il record è di- 72 gradi centigradi.

Un viaggio per il quale è partito con 85 chili di viveri ed equipaggiamento “rubato” all’alpinismo estremo, che dovrà tenerlo in vita giorno e notte (dormirà infatti in tenda vista la scarsità di centri abitati sul percorso) in uno degli ambienti più ostili della Terra. Un luogo in cui il freddo rende la plastica fragile come vetro, costringendolo a modificare tutte le borse con finiture in alluminio “fai da te” e in cui la maggior parte del combustibile dovrà servire a produrre acqua dalla neve, visto che non ne troverà mai allo stato liquido. Un viaggio in cui cerca «immortalità, consapevolezza, assoluta libertà».

Lanzaretti è partito una settimana fa dall’Alto Vicentino alla volta di Magdan, in Kamchatka, all’estremo nord est dell’Eurasia. Da lì un paio di giorni dopo ha imboccato la strada ghiacciata e ad oggi ha percorso circa 200 km . «Non fa ancora molto freddo, siamo a -15°C - scriveva prima della partenza sul suo diario online - Ma fra una settimana dormirò tranquillamente a - 35. E poi ancora verso Nord, sempre più freddo. C'è il sole, ma purtroppo anche uno schifoso vento contrario. Speriamo che Eolo mi lasci in pace».

Le difficoltà non sono però solamente atmosferiche:«La segnaletica è un problema mica da poco, peggio ancora chiedere informazioni. La gestualità, che finora mi ha portato dappertutto, qui sembra inutile». E gli imprevisti non mancano: «Ci sono lupi siberiani semi addomesticati che mi inseguono fino a sotto i pedali abbaiando come demoni. Fortuna che sento le mie caviglia al sicuro dentro i miei stivali lunari». Ancora mille chilometri verso nord e raggiungerà il Polo del Freddo, fra i luoghi più gelidi del pianeta. Altri 1.200 km e arriverà a Yatusk, meta del viaggio. Oppure no?

«Potrei decidere di continuare verso sud fino ad incrociare la Transiberiana e seguirla fino in Mongolia. Se sarò soddisfatto tornerò a casa. Altrimenti attraverserò il deserto del Gobi e poi Cina fino a Pechino. Se ancora non mi basta voglio attraversare la Cina e imboccare la Pamir highway fino in Tagikistan, entrare in Afghanistan e poi su fino in Uzbekistan, fino a Thaskent, dov’ero già stato qualche anno fa» (in viaggio con l’atleta ipovedente Simone Salvagnin, interrotto dalla guerra). Una scampagnata di quasi 10 mila chilometri. «In realtà non so dove arriverò, né quanto ci impiegherò. So solo che sarò felice».

Elia Cucovaz
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