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15.10.2017

«Dopo la sala operatoria volo a Betlemme»

Don Antonio Mazzi sorridente, a 24 ore dall’intervento chirurgico a Santorso. FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATOIl sacerdote con i medici dell’ospedale che lo hanno in cura
Don Antonio Mazzi sorridente, a 24 ore dall’intervento chirurgico a Santorso. FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATOIl sacerdote con i medici dell’ospedale che lo hanno in cura

Fra 20 giorni sarà a Gerusalemme. Poi festeggerà gli 88 anni il 30 novembre nel mare di Cuba. Infine una puntatina in Brasile, giusto per chiudere un tour de force iniziato un paio di mesi fa in Angola. Nel frattempo la tappa nell’alto vicentino, dove si è fatto operare dall’equipe di urologia del direttore Mojtaba Rahmati, sotto stretto controllo del cardiologo Sergio Cozzi, che lo ha in cura da un decennio, e del primario Bortolo Martini.

Don Antonio Mazzi, come mai qui a Santorso?

Perchè qui sto da Dio, se mi passate il termine. Ci sono bravi medici, mi seguono bene, sono sereno. Al San Raffaele di Milano non mi vedono neanche da morto.

A 24 ore dall’intervento la vediamo bello arzillo che programma il futuro. Come fa?

L’unica cosa che non programmo è la morte. Per il resto, si va avanti. E io ho tanto da fare, a cominciare dal viaggio a Gerusalemme, dentro il muro. E poi a Betlemme, dove vado a formare i docenti di una scuola con 2 mila allievi.

Non le ha fatto specie farsi operare di venerdì 13?

A queste cose io non ci credo. L’unico Mago ce l’aveva l’Inter...

A proposito, domani sera (stasera per chi legge) c’è il derby. Lo vedrà? Ma soprattutto, chi vincerà?

Spero che mi lascino andare (guarda i medici...). E spero che vinca l’Inter ovviamente. Ma non sono più i derby di una volta, eh...

A Santorso pare sia di casa. Come mai?

Tutto nasce da un’amicizia con Sergio (il dottor Cozzi) che poi è diventato il mio cardiologo. Ad agosto ero già venuto qui dopo aver rischiato la vita in Angola...

Ci racconti. Cos’è successo?

Sto tentando di mettere in piedi una scuola per i poveri. Perché là ci sono i veri poveri. Sono arrivati due cavalli dal territorio. Io amo i cavalli, mi sono avvicinato e uno dei due mi ha scaraventato a terra.

E cosa si è fatto?

Nulla, ma potevo lasciarci le penne. Così sono venuto per un check up qui e mi hanno consigliato di farmi operare prima di intraprendere i viaggi. Perché dopo Israele andrò a Cuba con “Famiglia cristiana”. Compirò gli anni in barca. E dopo vorrei andare in Brasile ma ci sto pensando.

Ma come fa ad 88 anni?

Se mi alzassi pensando di avere 88 anni mi girerei dall’altra parte e starei a letto. Adesso mi tocca stare qua con il macellaio ( Rahmati) e il veterinario (Cozzi) ma devo uscire perché ho molto da fare.

Lei ha avuto contatti con Pietro Maso, ora tornato alla ribalta per vari motivi. Com’è stata con lui?

Non ci siamo presi, al contrario di Erika (delitto di Novi Ligure) e di alcuni terroristi che ho avuto in comunità Exodus. Con certi soggetti io devo essere meno prete ma loro devono fare la loro parte. Magari è colpa mia se non riesco a farli entrare nella mia mentalità. E per fare ciò mi becco le critiche dei cattolici doc. Ma io sono un borderline e mi trovo bene con chi ha bisogno di essere ascoltato.

E di Papa Francesco cosa ci dice?

Ha voglia di cambiare ma è in minoranza all’interno della Chiesa e questo deve far riflettere. La società vive un momento di passaggio epocale e qui diciamo di no allo Ius soli negando la cittadinanza a chi vive qui da 40 anni ed è trattato da straniero.

Mauro Sartori
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