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09.08.2018

Una ferrata tra le “anguane”

Le autorità alla presentazione e sullo sfondo il Sojo di Mezzogiorno.  CISCATO
Le autorità alla presentazione e sullo sfondo il Sojo di Mezzogiorno. CISCATO

Sono i chiodi da montagna a tenere uniti Valdastico e i suoi abitanti, con una nuova strada ferrata e un ponte tibetano. Gli Anelli delle “anguane” (creature della mitologia alpina legate all’acqua) saranno inaugurati ufficialmente il prossimo primo settembre con una grande festa che coinvolgerà tutto il paese. Ma già ora l'entusiasmo serpeggia tra i residenti di San Pietro presenti ieri in municipio per curiosare alla presentazione ufficiosa e per capire cosa fosse quel trambusto che da oltre un mese vedevano sul Sojo di Mezzogiorno. E la presentazione, alla presenza dell’alpinista Simon Kehrer, ha svelato un segreto ricco di commozione. Va bene il richiamo al turismo, agli amanti della montagna e soprattutto agli escursionisti esperti. Va bene anche la messa in sicurezza del versante montano che incombe sull'abitato di San Pietro. Ma il lavoro «immane» che sta per regalare una nuova via ferrata alla Valle dell'Astico è stato ideato per un atto d'amore di Franco Mucchietto, ingegnere finanziatore del progetto, originario di Valdastico ma residente a Milano. Un atto d'amore nel ricordo di «mia madre ma anche per lasciare qualcosa che potesse aiutare tutta la Valle a non spopolarsi». Un piano non di facile realizzazione ma che ha trovato subito le porte aperte da parte dell'amministrazione guidata da Claudio Guglielmi, con l'aiuto dell'Ogd Pedemontana Veneta e colli e il patrocinio della Regione, e che ha già “regalato” a Valdastico un'associazione nuova di zecca, la “VerticalAstico” guidata da Enrico Toldo che, dopo essersi occupata della realizzazione degli Anelli delle “anguane”, dovrà anche vigilare sulla manutenzione annuale: «È un momento emozionante e lo sarà ancora di più quello dell'inaugurazione soprattutto perché abbiamo visto grande collaborazione e la volontà di condividere questa sfida tra diverse persone». Si tratta di un sistema che comprende alcuni sentieri percorribili da tutti gli escursionisti e facilmente raggiungibili dal centro di San Pietro, che poi diventano percorsi adatti a conoscitori ed esperti fino a diventare sentieri con funi e ferrate. Senza dimenticare il “ponte tibetano” che, però, non deve essere confuso con il ponte “Avis” di Valli del Pasubio, che può essere affrontato tranquillamente anche dai camminatori meno esperti con la giusta prudenza. Per questo tipo di ponte tibetano ci si deve attrezzare con imbragatura, guanti, casco e corde. Così come per il resto della ferrata. Si tratta di sei anelli principali, di cui due sentieri per tutti. Mucchietto ha spiegato: «A piccoli gradini, questo progetto permette di avvicinarsi ad una ferrata che è davvero molto impegnativa. Per creare il percorso sono stati installati 1.500 metri di fune d'acciaio zincato, 250 gradini e 750 appigli. Potevano essere di più ma abbiamo deciso di non essere invasivi. In questo modo, siamo riusciti a restituire un percorso tra i più impegnativi che riesce a metter in difficoltà anche gli alpinisti esperti. Un lavoro fatto penetrando almeno un metro nella roccia»: Un lavoro che restituisce al paese una parete rocciosa più sicura: «Tutta la ferrata è stata messa in sicurezza, con l'eliminazione di massi pericolanti. Creati anche sentieri di fuga, se non si riuscisse a portare a termine la ferrata». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Karl Zilliken
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