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24.09.2018

La lezione europea
degli eroi
del Cimone

TONEZZA DEL CIMONE. Il sole alla fine è riuscito a filtrare tra lo svaporare della nebbia, accompagnando chi ieri è salito sul Cimone, per commemorare i suoi “eroi”, vittime della mina austroungarica che, preparata dal ten. Albin Mlaker della I compagnia del 14 btg. Zappatori di Linz, scoppiò il 23 settembre 1916, spezzando la vita di tanti soldati, e modificando per sempre la sommità della montagna. A raggiungere il cratere, ai piedi dell’ardita guglia dell’ossario, autorità civili e militari, rappresentanti della Provincia, sindaci, alfieri d’Arma, escursionisti. In prima fila la delegazione dei “Fucilieri volontari della Carinzia”, i “Karntner Freiwilligen Schutzen”, i cui avi presidiarono il Cimone dal dicembre ’17 al luglio 1918. Prima degli inni per la bandiera italiana e austriaca, e l’onore ai caduti, il presidente onorario dei fanti di Arsiero, Lucio Mazzucco ha ripercorso le tappe dell’epopea del Cimone fino al «dramma talmente eroico da non poter essere dimenticato». Intenso l’intervento del sindaco di Tonezza, Diego Dalla Via, che ha voluto concludere le iniziative per il centenario del conflitto facendo prima tradurre in tedesco il suo discorso. «Ora - ha detto - entriamo in una fase nuova, in cui ricordare deve diventare non un dovere, ma un desiderio. Siamo nella posizione privilegiata di guardare il passato partendo dal presente, in cui una bandiera di pace riunisce 28 Stati. Dobbiamo difendere questo miracolo». Il col. Bernhard Meurers, presidente dei Fucilieri, ha evidenziato come Europa, libertà d’opinione, giustizia, accordi politici sono valori conquistati «ma oggi minacciati dalla crisi che potrebbe preludere ad un’instabilità sociale e a nuove guerre. Perciò queste cerimonie sono speciali: si commemorano i nostri ragazzi assieme ad altri, finalmente sotto un’unica bandiera, e si ha sotto gli occhi tutto l’orrore prodotto dalla guerra». Dopo la messa, altre emozioni alla galleria austriaca dove l’inno “Gute Kamerad” ha reso onore ai soldati imperiali, caduti. 

Giovanni Matteo Filosofo
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