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29.08.2018

Il paese invecchiato rimasto senza calcio

Il campo sportivo di Valdastico che rimarrà inutilizzato per lo sport.  FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATO
Il campo sportivo di Valdastico che rimarrà inutilizzato per lo sport. FOTOSERVIZIO DONOVAN CISCATO

«Quarant'anni fa potevamo mettere in campo quattro squadre di calcio, ora non ci sono più ragazzi». La via è quella del realismo. A Valdastico, che lo storico presidente della società calcistica Valter Pretto abbia deciso di gettare la spugna non iscrivendo la società alle competizioni ufficiali della Federazione per il prossimo anno non coglie i (pochi) residenti di sorpresa. Anche perché loro sanno benissimo di essere pochi, appena 1.300, e sono altrettanto consapevoli di non essere “di primo pelo”. Ed è proprio l’esperienza che fa parlare gli abitanti di San Pietro Valdastico con disincanto ma anche con una certa speranza per quanto riguarda il futuro. «La gioventù manca totalmente a Valdastico – spiega Valter Toldo – Qui è stata persa almeno una generazione. Se i giovani vivono fuori, subentrano dei costi per rientrare a fare gli allenamenti e, spesso, si sceglie di abbandonare. Il presidente è stato bravissimo fino ad oggi ma non si possono fare miracoli». Battista Toldo gli fa eco: «Tutti in paese hanno figli o parenti sulla quarantina che lavorano fuori, in paesi o città distanti magari solo pochi chilometri. Le persone scelgono di avvicinarsi ai servizi e di certo poi non tornano indietro per giocare a pallone. Quarant'anni fa, quando si potevano mettere assieme tante squadre, non c'erano “stranieri”. Eravamo tutti autoctoni». Qualche giorno fa, il sindaco Claudio Guglielmi ha presentato il progetto della via ferrata “Anelli delle Anguane” che sarà inaugurata in meno di una settimana a partire da settembre ed è forse questo il primo ingrediente di una ricetta che potrebbe rilanciare Valdastico, anche grazie alla riscoperta di alcune altre risorse della Valle, come l’acqua per esempio. «La presentazione della ferrata potrebbe davvero essere l’avvio della ricetta che possa portare ad un po' di rilancio – sperano Antonietta Bonifaci e Candida Sartori -. Bisogna pensare che anche per quanto riguarda il turismo siamo indietro: in vallata non c'è nemmeno un albergo, il più vicino è ad Arsiero. Per ospitare chi verrà a visitare la nuova ferrata potrebbe avere bisogno almeno di un'area camper che, al momento, non c'è. Il paese è bello ma per il momento manca qualcosa che possa attrarre ricchezza e, di conseguenza, residenti. Poi, è facile avere lo slancio per un rilancio ad agosto, con il sole e le belle giornate. A novembre, la prospettiva cambia». La famiglia di Martina Coppiello è originaria di S. Pietro; lei,però, con il compagno ed il figlio di pochi mesi, vive a Vicenza ma trascorre lunghi periodi in paese: «Spesso penso a come potrebbe essere la vita tornando qui – spiega la giovane -. Il problema è che siamo abituati ad avere tutto vicino ed è quello il limite. È difficile rinunciare alle comodità. Chissà che i molti giovani che si stanno ri-avvicinando alla terra non possano essere una risorsa». E se si vocifera che già durante la scorsa stagione gli allenamenti fossero animati da un piccolo gruppo di atleti e che si raggiungesse il numero limite per giocare solo a pochi minuti dal fischio d'inizio e che il presidente avesse già in animo di passare la mano, l'assessore allo sport Stefano Stefani si limita a commentare che «purtroppo sono pochi i locali che giocano; sta proprio qui la difficoltà. Sono già molte le società che hanno chiuso o si sono fuse». La situazione è chiara, ma chissà che non siano le vie ferrate o, magari, le mitologiche "anguane", a riportare vita a Valdastico e sul campo dello stadio “Prealpi”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Karl Zilliken
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