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06.12.2017

«Mio papà sparò
accecato
dalla gelosia»

Il punto dove è avvenuta la sparatoria di domenica mattina
Il punto dove è avvenuta la sparatoria di domenica mattina

Matteo Bernardini Dagli interrogatori di Riccardo e Roberto Crestani, padre e figlio arrestati dopo la sparatoria al distributore “Beyfin” di Santorso, è finalmente emerso il movente che ha scatenato la notte da arancia meccanica culminata con il ferimento di Rachid Bentahar, il marocchino di 37 anni che rischia di perdere una mano. «Era già da qualche tempo che mio papà ripeteva che prima o poi avrebbe ammazzato Rachid», ha spiegato Roberto Crestani al giudice per le indagini preliminari Cristina Arban, ieri, nel corso dell’interrogatorio in carcere. Bentahar sarebbe infatti il nuovo compagno della donna che abita ancora con Riccardo Crestani, camionista di 40 anni, e che con lui ha avuto due figli. La loro relazione sarebbe però finita. Una situazione a cui l’autotrasportatore non si sarebbe rassegnato individuando nel nordafricano il primo responsabile. «Sabato sera eravamo al bar Alpi - ha raccontato Roberto Crestani, difeso dall’avvocato Anna Sambugaro, al gip - poi con l’ex compagna di papà, il mio amico Rachid e mia sorella abbiamo deciso di spostarci cercando un altro locale». Proprio in quel momento, invece, il camionista ha lasciato la compagnia andando a casa a prendere uno dei fucili da caccia con l’obiettivo di regolare i conti. Una volta messosi in macchina ha cercato di rintracciare quella degli altri familiari e dopo averla intercettata ha cominciato il pedinamento fino al distributore lungo la provinciale, con l’altro figlio (spaventato per avere visto il papà uscire di casa in piena notte armato di fucile) a corrergli dietro in bicicletta. Quando il gruppo si è ricomposto è scattata la violenza. «Mio padre ha sparato, due volte - ha continuato Roberto - quindi è stato disarmato, non ricordo però da chi. Ma non ha smesso. Ha continuato a prendere a calci Rachid che era steso a terra. È stato in quel momento che sono intervenuto. Papà continuava a ripetere che lo aveva fatto per il mio bene. Lo urlava. Poi si è accasciato tra le mie braccia». Una scena tragica e terribile a cui hanno dovuto, loro malgrado, assistere anche i due figli minorenni della coppia. Dopo il colloquio con il giudice, Roberto, accusato di lesioni gravi nei confronti del padre, è stato rimesso in libertà senza alcun obbligo. Il papà, invece, accusato del tentato omicidio di Bentahar, è rimasto in carcere. Assistito dall’avvocato Massimo Rizzato anche lui, ieri mattina, è stato interrogato. Non si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha spiegato la sua versione dei fatti declinandola in maniera diversa dal figlio e ribadendo più volte di non ricordarsi quanto avvenuto dopo il primo sparo. «Ho esploso solo un colpo - ha detto - del secondo non ricordo. Avevo bevuto, mi dispiace, ma non ho memoria di quello che ho fatto dopo il primo sparo. Volevo solo spaventarlo. Ho puntato verso il basso». Il motivo della sua furia ha provato a spiegarlo sostenendo che «Bentahar stava flirtando con la mia compagna» e che inoltre sospettava che il marocchino «desse anche della marijuana a mio figlio». Insomma, la gelosia e la presunta cessione della droga a Roberto, con cui da tempo aveva un rapporto difficile, sarebbero alla base di una notte da far west che ha sconvolto un intero paese, oltre alle esistenze di chi l’ha vissuta da vicino. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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