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01.11.2017

La spada del ’500 nascosta nella corteccia

Giovanni Dalle Fusine con lo stiletto ritrovato. FOTO DONOVAN CISCATO
Giovanni Dalle Fusine con lo stiletto ritrovato. FOTO DONOVAN CISCATO

Quasi come Excalibur, la spada nella roccia che diede inizio alla leggenda dei Cavalieri della tavola rotonda.

Il novello King Arthur si chiama Giovanni Dalle Fusine, sanvitese di origini ma residente a Case di Malo, che ha la passione per la storia contemporanea, Grande guerra in prima battuta, e l’acume tipico del recuperante patentato, socio dell’associazione Forte Maso e già autore di scoperte che gli hanno permesso di scrivere libri di successo ed essere protagonista di conferenze in giro per la provincia e non solo. Questo per inquadrare il personaggio e soprattutto il suo occhio clinico di cercatore di reperti.

LA SCOPERTA. Ma non girava certo a caccia di elmetti, resti di soldati o ordigni inesplosi la scorsa domenica a Campi piani, amena località collinare incastrata fra Priabona e Monte di Malo, nota per la sua antica chiesetta e per la “peperonata che beca“ della sagra estiva, almeno sinora.

Si trovava nel bosco con il cognato per fare legna nella proprietà del parente: «Eravamo vicini alla chiesetta quando da un carpino destinato a marcire ho visto spuntare quello che sembrava un chiodo - spiega Dalle Fusine. - Sono allenato agli avvistamenti di reperti e mi sono insospettito». Così, con cautela, ha fatto luce su una piccola spada, uno stiletto di circa 30 centimetri, conficcata quasi completamente nel legno.

«L’ho preso e ripulito dalla terra. Sembra uno stiletto usato per forare le maglie delle armature, dalla punta acuminata. Serviva ai soldati per finire il nemico ferito ma mi risulta fosse in uso anche ai privati cittadini, che lo potevano portare con sé per la difesa personale in caso di aggressioni».

IL MISTERO. Dalle Fusine capisce di avere fatto una scoperta inusuale, se non sensazionale, e di avere aperto un “cold case”.

Perché in qualche modo la spadina c’è finita nell’albero, forse dopo aver trapassato il corpo di un soldato o di un lestofante. Dalle Fusine, da buon ricercatore storico, si è dato da fare e prima di consegnare l’antica arma nelle mani del sindaco di Monte di Malo, Mosè Squarzon, consegna avvenuta ieri pomeriggio. Sembrerebbe un’arma di manifattura bresciana, realizzata fra il ’500 e il ’600 ed esemplari simili ben conservati sarebbero esposti a palazzo Chiericati a Vicenza, per restare nei paraggi.

IL LUOGO. Come evidenzia lo stesso scopritore, a Campi piani c’era secoli fa una postazione militare, probabilmente attiva all’epoca della Serenissima repubblica.

Inoltre lì vicino c’è contrà Barbari, che nel nome porta qualche riferimento storico particolare.

Sono tutte congetture ovviamente, che qualche appassionato di storia e di armi potrebbe meglio collocare. Ora l’arma, vecchia almeno di mezzo migliaio d’anni, è nelle mani del sindaco Squarzon: «Deciderà lui cosa farne - commenta Dalle Fusine. - Spero non finisca in un cassetto di qualche sede museale ma rimanga visibile. In fin dei conti è un pezzo della nostra storia».

Con cui, uno come lui, fa spesso i conti, perché nel suo ricco curriculum non c’è solo la scoperta del soldato del Lemerle ma anche, un po’ di mesi addietro, quella di una fibbia di epoca tardoromana, sempre sull’altopiano di Asiago, a testimonianza di come talvolta la Storia si prenda, dalle nostre parti, anche la “S” maiuscola.

Mauro Sartori
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