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09.02.2018

La suora partigiana che divide dopo 70 anni

La piazzetta dedicata a suor Luisa Arlotti nello slargo esistente  davanti al “suo” Asilo Rossi.  FOTO DONOVAN CISCATO
La piazzetta dedicata a suor Luisa Arlotti nello slargo esistente davanti al “suo” Asilo Rossi. FOTO DONOVAN CISCATO

Madre Luisa Arlotti fu veramente una partigiana? In città, e non solo, si dibatte, dopo l’uscita del libro di Ugo De Grandis, sulla direttrice dell’Asilo Rossi che aiutò i partigiani e ne pagò le conseguenze, e il più recente “Esami” di Giuseppe Piazza, docente, scrittore, che in una pagina sostiene come la suora fosse propensa ad aiutare chiunque si trovasse in difficoltà. Concetti peraltro già presenti in altri suoi libri e nel bollettino del duomo. I RICORDI. Piazza, all’epoca della Liberazione, aveva sette anni: «Ho un ricordo, da bambino, un po’ diverso da quello tracciato da De Grandis, che pure mi ha fatto scoprire aspetti della sua vita che non conoscevo. Stima ed affetto mi legavano a lei. Ricordo bene la sua generosità, bontà e autorevolezza, la capacità di comandare con dignitoso equilibrio, con il sorriso, senza alzare la voce. Era una canossiana infermiera ma sarei propenso a non definirla tout court partigiana. Credo che avrebbe aiutato chiunque fosse stato in pericolo di vita. Aveva nascosto anche qualche aviatore degli alleati». IL POLVERONE. I concetti che Piazza ha ripreso in “Esami” e da noi riportati hanno provocato reazioni e controreazioni. Ecco cosa ne pensa De Grandis: «Su madre Luisa Arlotti sono intervenuto più volte negli scorsi anni, a partire da “Vallortigara, giugno 1944”, pubblicato nel 2010, nel quale ho riportato per la prima volta i riferimenti ai documenti che riconobbero in forma ufficiale il suo contributo alla causa partigiana. Ci sono ritornato nel 2012, con un capitolo a lei dedicato in “Ribelli!”, e infine nel 2016, con una monografia concepita in vista dell’intitolazione della piazzetta antistante l’Asilo Rossi». I DUBBI. Qualche nostro lettore ha messo in dubbio la ricostruzione dello studioso della Resistenza: «È preoccupante che un attacco revisionista come quello al quale stiamo assistendo sia scattato solo adesso, dopo la scomparsa degli ultimi testimoni e grazie agli squarci sempre più vasti nelle maglie dell’antifascismo istituzionale - prosegue De Grandis. - Si è partiti dalle opinioni di un insegnante di Lettere, che la conobbe da bambino, secondo il quale la suora è stata solo “recentemente… definita da alcuni una partigiana”, ignorando i riconoscimenti che le furono tributati nientemeno che dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e da un Presidente della Repubblica, grazie al sostegno offerto ai combattenti della Brigata “Martiri della Val Leogra” e alla carcerazione patita dopo il suo arresto avvenuto il 1° gennaio 1945». I LEONI DA TASTIERA. Piazza, sia sul bollettino che sul suo libro, sostiene che suor Arlotti rifiutò le onorificenze. «Non è vero - ribadisce De Grandis. - tant’è che sono conservate nel suo fascicolo. L’altra opinione espressa dal prof. Piazza, che madre Luisa, essendo generosa e buona con tutti, non poteva essere “di parte”, cioè “partigiana”, ha spalancato la porta ai “leoni da tastiera” che non si sono visti degni di poter mettere in dubbio l’affidabilità della mia ricerca e dei documenti da me citati. Di lì a sostenere che neppure i giovani da lei curati fossero partigiani, bensì degli sbandati, dei delinquenti comuni, mentre chi stava dall’altra parte combatteva una guerra giusta il passo è terribilmente breve». Una soluzione l’autore del libro su suor Arlotti ce l’avrebbe: «A tutti suggerisco di smetterla di perdere tempo dietro a una tastiera e di incontrarci davanti a un giudice, ognuno con il proprio legale, per vedere chi dice stupidaggini». L’ultima bordata è per Comune e Anpi «che, dopo avere sfruttato le mie fatiche per giungere all’inaugurazione della piazzetta a lei dedicata, hanno concordato di escludermi dalla cerimonia. E, paradossalmente, oggi sono l’unico che continua a battersi per difendere la sua memoria». LA CONCLUSIONE. «Non avevo intenzione d'innescare una polemica su madre Luisa Arlotti - conclude Piazza -. Sono ricordi dell'infanzia e riguardano quel periodo: non esprimo giudizi storici, ma solo impressioni e ricordi di quand'ero bambino avendo avuto l'occasione di conoscerla direttamente. Ne avevo parlato nel libro “Con gli occhi di un bambino” , ne ho accennato sul bollettino parrocchiale del duomo, e ripreso in “Esami”Non avevo intenzione di ritornare sull'argomento. I fatti restano, almeno quelli conosciuti. Preferirei lasciare in pace la memoria di madre Luisa, suora intelligente, amorevole, gentile. Tanto basta: per lei ho sempre nutrito stima ed affetto. Sui fatti coraggiosi solo lei potrebbe dire; se non l'ha detto, va bene così. Ognuno può ricordare il coraggio, la generosità di una suora particolarmente aperta, buona, affettuosa con tutti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Sartori
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