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28.01.2019

Una gavetta del caduto in Russia diventa simbolo di Nikolajevka

Un momento della serata per ricordare i caduti in Russia. DIRCETTILa pronipote del carabiniere
Un momento della serata per ricordare i caduti in Russia. DIRCETTILa pronipote del carabiniere

Nell’anniversario della ritirata di Russia e della battaglia di Nikolajevka quest’anno si ricordano i 76 anni, il teatro Marconi di Isola Vicentina ha accolto ed ascoltato i brani di due cori alpini, la testimonianza di uno dei reduci della seconda guerra mondiale e la consegna di un gavettino ai familiari di un caduto in Russia. Cinquecento le persone presenti alla serata organizzata dall’associazione “Tracce di Memoria” che, con la collaborazione di un’altra associazione storico-culturale, “Dogfight”, è riuscita a riconsegnare ai parenti del carabiniere Giuseppe Plado Mosca, caduto in Russia nella “Valle della morte”, il gavettino del milite. Nella stessa valle un anno fa, era stata ritrovata anche la gavetta di un altro militare, l’alpino Enrico Pascoletti, anche questa riconsegnata ai familiari durante una cerimonia pubblica al Marconi. Durante la serata si sono esibiti due cori alpini, il coro A.N.A. “Amici miei”, di Montegalda, ha alternato brani cantati a stralci di una lettera che un padre al fronte scrive al figlio piccolo rimasto a casa, facendo emergere la dolcezza e lo strazio della separazione dai propri affetti. Il secondo coro ad esibirsi è stato quello della “Brigata alpina Julia congedati”, che con i suoi cinquanta cantanti e quattro maestri ha ripercorso musicalmente la strada e i sentimenti che hanno accompagnato gli alpini dalla dichiarazione di guerra, passando per la Campagna di Grecia e Albania, fino ad arrivare in terra russa. Una decida di brani che cambiano ritmo e profondità più ci si avvicina al momento della ritirata, con un brano particolare “Finchè la notte”, arrangiato e messo in musica dal maestro Mario Lanaro, che ha dato una melodia alla poesia di un militare italiano catturato e morto in Russia. Un momento toccante è stato la consegna del gavettino del soldato Giuseppe Plado Mosca alla pronipote del carabiniere, che le è stato simbolicamente donato da Giuseppe Bassi, reduce della seconda guerra mondiale. Bassi, 100 anni il 3 febbraio, non si è fatto pregare ed è salito sul palco del teatro, con tale agilità e decisione da strappare un applauso e un sorriso al pubblico. Il reduce ha raccontato «Sono stato catturato in battaglia il 21 dicembre 1942, dopo che mi ero arruolato volontario nel 120 reggimento di fanteria di Padova. Sono stato trasferito nel lager di Suzdal e ci sono rimasto fino al 1946, ho pensato che l’unico modo per uscire vivo da lì, fosse muoversi sempre. Camminavo avanti e indietro nel campo, cercavo anche cibo ma era inverno e c’era solo neve anche se in realtà mangiando neve si resisteva qualche giorno in più». L’associazione Tracce di Memoria ha l’obiettivo di organizzare annualmente delle serate che raccontino di fatti storici accaduti in tempo di guerra. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Greta Dircetti
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