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17.12.2018

Dynasty milionaria, il fattore in aula

L’imponente complesso di Villa Velo-Scrofa-Guardini a Isola.  ARCHIVIOGiuliano Guardini
L’imponente complesso di Villa Velo-Scrofa-Guardini a Isola. ARCHIVIOGiuliano Guardini

«Giuliano Guardini è un imprenditore munifico, generoso non solo con le istituzioni locali, ma anche con i suoi collaboratori, come ad esempio lo stesso Luigi Cavallaro cui regalò un’automobile. Egli è tutt’altro che un individuo che pensava di tenere tutto per sé, certo lo faceva con equilibrio senza scialare. È stato in grado di capire e d’intendere fino al 2006». È il senso della testimonianza che la docente universitaria in pensione Irene Favaretto, 83 anni, di Venezia, rende lo scorso venerdì pomeriggio davanti al giudice Antonella Toniolo nel processo a carico di Luigi Cavallaro, 68 anni, di Isola Vicentina. È l’ennesimo capitolo della dynasty da 50 milioni di euro che ruota attorno a Giuliano Guardini, 92 anni, l’industriale fondatore della Sicit, nipote del grande filosofo Romano Guardini, e da dodici anni colpito da malattia degenerativa che lo fa vivere incapace di rendersi conto dove sia. Egli risiede nella sua splendida dimora storica di Isola ed è accudito dal personale sanitario, mentre sullo sfondo di un’esistenza che un tempo fu agiata e piena di interessi economici e culturali, si agita la battaglia per la successione. Che si annuncia da fuochi di artificio legali. Luigi Cavallaro, difeso dagli avvocati Mario Leone e Daniele Stoppello, è il fattore ed è sotto processo perché avrebbe reso dichiarazioni false all’avvocato Francesco Pasquino per favorire il notaio Lina Perissinotto di Roma, prima cugina di Giuliano. Tanto per dire gli interessi economici che ci sono in ballo, tutti i protagonisti sono finiti davanti al tribunale. A cominciare da Irene Favaretto, che è difesa dall’avvocato Patrizia Spazzini, grande amica fin dalla gioventù dell’industriale, per proseguire con Gabriella Fracasso, segretaria personale di Guardini, assistita dall’avvocato Gaetano Crisafi. Le due donne si sono costituite parte civile contro Cavallaro perché con le sue affermazioni il 18 marzo 2012 avrebbe potuto inguaiarle. Gli chiedono alcune decine di migliaia di euro di risarcimento. Infatti, entrambe sono state prosciolte dall’accusa di appropriazione indebita, mentre Perissinotto era stata poi assolta dall’accusa di averle calunniate. Assolto è stato pure un anno fa Lino Cazzola (avv. Marco Dal Ben) che aveva sistemato un registratore sotto il letto di Guardini per carpire i segreti a danno della Favaretto e del tutore, il commercialista Giuseppe Zanon, incaricato dal tribunale di tutelare gli affari di Guardini visto che lui non può farlo. Ma Perissinotto ha attaccato pure Zanon, commercialista integerrimo, che si è dovuto costituire parte civile con l’avvocato Cristina Zanini contro Cazzola per tutelare la sua onorabilità. Insomma, quello che venerdì è andato in scena in tribunale, non è che l’ennesimo capito di una autentica saga che ha origine il 25 settembre 2004 quando Guardini con uno scritto consegnato all’avvocato Antonio Albarello di Vicenza, nominava in caso di malattia come persona di “assoluta fiducia, la professoressa Favaretto”. Ma la nipote Perrinotto, assieme all’altro cugino, unico erede diretto, Alessandro Gera, prese cappello e andò all’attacco sostenendo che Giuliano non era più in sé perché vittima di un decadimento cognitivo. Invece, i medici dimostrarono che Guardini all’epoca era capace di intendere e volere. Favaretto venne revocata da tutrice e fu incaricato Zanon, per il quale Perissinotto non ha mai nutrito simpatia professionale. E più volte che chiesto, invano, che il giudice lo sostituisca. In questo contesto Cavallaro sentito come teste a difesa di Lina Perissinotto avrebbe reso dichiarazioni false per favorirla. Il capo d’imputazione è di due pagine fitte con affermazioni del tipo che la contessa, madre di Guardini, non vedeva di buon occhio Irene. «Il dottore Guardini riferiva - disse a verbale il fattore - che la signorina Favaretto aveva sempre tentato di farsi sposare». Per la diretta interessata bugie per screditarla. Per questo vuole la sua condanna. Come finirà la dynasty che riposa su una fortuna finanziaria da 50 milioni di euro e rotti? Chi erediterà, un domani, in molti si chiedono, non solo a Isola? • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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