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12.01.2018

Casa Bakhita: «Il luogo per ricominciare»

Un utente chiede aiuto a Casa Bakhita. FOTO STELLA CISCATOIl cardinale Pietro Parolin
Un utente chiede aiuto a Casa Bakhita. FOTO STELLA CISCATOIl cardinale Pietro Parolin

Vicino agli ultimi, come papa Francesco, il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, sarà il prossimo 28 gennaio in visita a Schio. Fra le sue tappe un omaggio a Santa Bakhita, la cui casa è vissuta sempre di più come luogo per ricominciare. «Chi alloggia a Casa Bakhita non cerca solo una sistemazione temporanea, ma un luogo dove progettare un futuro migliore: la maggior parte sono italiani che hanno perso il lavoro». Se fino a poco tempo fa erano soprattutto stranieri a bussare alla porta della struttura del Comune in vicolo Maddalena, nell’anno appena trascorso, secondo i dati raccolti dagli operatori della cooperativa Samarcanda che gestiscono il servizio con una quarantina di volontari, sono in aumento gli italiani, sui cinquant’anni, che chiedono un supporto nella ricerca di una nuova dignità lavorativa e personale. Tra loro ci sono anche persone che, dopo aver vissuto in situazioni di marginalità, desiderano lasciarsi alle spalle dipendenze e situazioni familiari drammatiche attraverso percorsi di reinserimento sociale. «Nel 2017 abbiamo accolto 85 persone di cui 74 uomini e 11 donne, 54 sono italiani, 4 provengono da paesi comunitari e 27 da paesi extracomunitari. L’età media degli ospiti va dai 46 ai 55 anni - spiega Lorenzo Sette, presidente della cooperativa Samarcanda -. Abbiamo notato che le persone si fermano per periodi più lunghi. Nel 2017 abbiamo avuto ospiti per 6718 notti, mentre nel 2016 sono state 5822. I pasti forniti sono stati 10 mila». Anche il periodo di permanenza nella struttura è cambiato: «Sette anni fa il soggiorno medio era di 2-3 mesi e soprattutto da parte di stranieri con disagio abitativo. Ora arriviamo anche ad un anno - spiega l’operatore Andrea Toniolo -. Nelle situazioni di emergenza, segnalate da Ulss e servizi sociali del Comune, attiviamo il servizio di pronta accoglienza che offre 20 posti letto a uomini e donne. Nel caso l’accoglienza fosse prolungata gli utenti usufruiscono di un appartamento, con cinque posti letto, dove possono sperimentare percorsi di vita comunitaria e autonomia personale: abbiamo ospitato un ragazzo di 24 anni, con gravi fragilità familiari che lo costringevamo a vivere in auto. In sette mesi in pronta accoglienza, si è rimboccato le maniche frequentando le attività di reinserimento sociale, fino a quando è riuscito a farsi assumere come operaio». Sono numerosi i progetti curati da Samarcanda per supportare gli ospiti di Casa Bakhita nel recupero dell’autonomia: «Abbiamo i laboratori per aiutare nella ricerca del lavoro. Grazie ad un contributo di Cariverona, abbiamo attivato “Opus in network” per creare una rete di aziende che offrano la possibilità di effettuare tirocini gratuiti. Sono una decina le imprese hanno aderito. Ci sono stati anche imprenditori che, dopo aver avuto ospiti di Casa Bakhita come stagisti, li hanno assunti e fatto da garante per aiutarli a trovare una nuova casa. Un altro nuovo progetto è “Montagna terapia” con uscite finalizzate al recupero personale. Per gli ospiti, spesso persone sole, è importante ritrovare l’autostima perduta per rifarsi una vita». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sara Panizzon
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