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23.02.2011

Asiago,
oltre 600 bombe
sotto
l'ospedale

Bombe e altro materiale bellico trovato nell’area del cantiere. RIGONI
Bombe e altro materiale bellico trovato nell’area del cantiere. RIGONI

Asiago. Oltre 600 ordigni esplosivi a cui si sono aggiunti centinaia di cimeli e oggetti risalenti alla Grande Guerra. È quanto hanno rinvenuto gli operai durante la bonifica dei terreni dove sorgerà il nuovo ospedale di Asiago. Tanto da richiedere l'impiego di ditte altamente specializzate nella bonifica da ordigni esplosivi e in sminamenti, la Sogelma di Firenze, che hanno affiancato i tecnici militari del ministero della Difesa e gli artificieri del genio militare. Una bonifica necessaria per il prosieguo della realizzazione del nuovo ospedale ma che, visto la grande quantità di materiale, avrebbe potuto rallentare molto il progetto. L'Asl 3 ha quindi, con delibera urgente, ha stanziato oltre 150 mila euro per la bonifica e la messa in sicurezza dell'area.
Il ritrovamento di ordigni inesplosi risalenti alla Grande Guerra non è certo fatto insolito sull'Altopiano che ha visto oltre 1,5 milioni di bombe lanciate dai vari eserciti. Ma un tale "bottino" in un'area abbastanza circoscritta, poco più di 30 mila metri quadrati, è dai tempi delle grandi bonifiche dell'era fascista che non si verificava. Sul posto sono stati rinvenuti vari tipi e di diverse provenienze. Dai piccoli calibri di 34 millimetri italiani ai 149 millimetri austroungarici e 151 millimetri inglesi, innumerevoli ordigni sono emersi dal sottosuolo quali "testimoni" di un passato tragico.
«Quando abbiamo intrapreso la bonifica non pensavamo di trovare così tanto materiale - spiega il responsabile del cantiere Adolfo Perrone - Oltre a schegge di varie dimensioni abbiamo estratto dal terreno parecchi dispositivi ancora offensivi».
Un lavoro di bonifica reso difficile proprio per la grande quantità di schegge e di materiale ferroso. Ogni "suonata" del metal detector indicava un oggetto metallico e sulla zona da bonificare era "tutta una sonata" come ricordano i responsabili della Sogelma. Le bombe inesplose riportate in superficie venivano segnalati al Genio BCM con sede a Padova che poi con i propri artificieri organizzava i "brillamenti" per distruggere le bombe.
Tra i "pezzi" più consistenti nei ritrovamenti c'erano, oltre a tante bombe a mano e da fucile, i calibri austroungarici Skoda da 75, 104 e 149 millimetri. Ma anche alcuni 151 millimetri da obice inglese e, curiosamente, parecchi 75 millimetri francesi nonostante le truppe transalpine fossero schierate a qualche chilometro di distanza. Infine è emerso anche un 149 caricato a gas, precisamente a fosgene. Il fosgene, ovvero il carbonil cloridrico, è stato usato sia dagli alleati sia dai tedeschi ed è, come ricorda lo storico della Grande Guerra Giovanni Dalle Fusine «un gas potentissimo, pericoloso per i suoi effetti ritardati che causavano una morte improvvisa anche dopo 48 ore». Si tratta dunque di un ordigno che richiede una speciale procedura di disinnesco, operazione già in programma appena il tempo lo permetterà.

Gerardo Rigoni
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