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18.06.2017

«Non svendiamo il nostro Comune»

Il sindaco Lino Zenere con gli assessori Giovanni Perin e Diego Santagiuliana. FOTO A. MASSIGNAN
Il sindaco Lino Zenere con gli assessori Giovanni Perin e Diego Santagiuliana. FOTO A. MASSIGNAN

«Noi vogliamo la fusione. Ma chiediamo determinate garanzie sul mantenimento e miglioramento dei servizi. Non svendiamo il Comune». Il sindaco di Gambugliano Lino Zenere non ci sta ad essere indicato come il responsabile del rallentamento della fusione con Sovizzo. Dopo che le Amministrazioni hanno avviato l’iter per unire funzioni e servizi in seguito alle consultazioni popolari, ad ottobre dello scorso anno a Gambugliano, a febbraio 2017 a Sovizzo, in cui la cittadinanza si è espressa a favore della fusione.

Un matrimonio però, a cui solo Gambugliano con 840 abitanti è obbligato per legge, che sembra difficile. E sul quale hanno chiesto chiarezza anche i cittadini del paese, presentando una richiesta di assemblea pubblica sostenuta da 315 firme. «C’è un punto importante da chiarire - dice il sindaco Zenere, affiancato dagli assessori Giovanni Perin e Diego Santagiuliana -. Qui ci sono municipio, scuola elementare, farmacia, poste e medico. Servizi che vanno mantenuti. Non vogliamo diventare la frazione di Sovizzo ma chiediamo garanzie sull’esistente. Gambugliano non deve essere impoverito dalla fusione ma sopravvivere in maniera dignitosa. Anzi i servizi dovrebbero migliorare. Per questo siamo preoccupati. E non faremo la fusione a qualsiasi condizione».

«Sta passando il messaggio che la nostra amministrazione non voglia andare avanti. Non è così. Ma ci sono degli aspetti importanti da concordare. E quando la proposta di fusione da presentare in Regione sarà pronta – precisa il sindaco Zenere – in qualche modo sarà sottoposta ai cittadini prima di essere portata a Venezia e prima del referendum conclusivo. Perché una volta stabilite le condizioni della fusione saranno i cittadini di Gambugliano a dover decidere, non il sindaco o l’amministrazione».

Ma al di là del mantenimento dei servizi, ci sono altri due nodi che hanno rallentato l’iter. «Noi volevamo la fusione entro il 2018 – continua Zenere – è stato Sovizzo che ha spinto per arrivare a fine mandato nel 2019 allungando i tempi. E poi c’è la questione del nome. Inizialmente in Regione più volte ci era stato detto che cambiare denominazione con la fusione era obbligatorio. A quel punto abbiamo concordato con Sovizzo un iter per avviare lo studio di fattibilità e presentare domanda di contributo a Venezia entro il 31 maggio 2017, dando così la possibilità a Sovizzo di sentire i cittadini sulla questione denominazione. Sovizzo però ne ha cambiato i termini, senza condividerli, e ha chiesto in Regione un ulteriore parere sul nome, ricevendo come risposta che la legge non impone di cambiarlo. A questo punto, visto che non era obbligatorio scegliere una nuova denominazione è venuta meno l’urgenza. Se dobbiamo arrivare alla fusione nel 2019, come scelto da Sovizzo, c’è tutto il tempo di valutare e confrontarci».

I contributi persi dalla Regione? «Il bando viene proposto ogni anno. Significa che presenteremo richiesta entro maggio 2018. C’è tempo per lo studio di fattibilità. Abbiamo anche pensato di allargare ad altri comuni il progetto visto che Sovizzo tergiversava. Ma noi vogliamo arrivare alla fusione».

Luisa Nicoli
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