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17.07.2017

La tesi sulle paralimpiadi
prima di quell’infortunio

Simone “Bobbe” Carraro, 18 anni, è ricoverato in ospedale.  GUARDA
Simone “Bobbe” Carraro, 18 anni, è ricoverato in ospedale. GUARDA

Sorride e piange Simone Carraro dal suo letto d’ospedale del reparto di terapia intensiva al Borgo Trento di Verona dove il giovane, promessa dell’hockey vicentino, si trova ricoverato dalla maledetta serata di giovedì scorso quando è scivolato dal bordo di pochi centimetri della piscina gonfiabile dello spash volley di Michellorie di Albaredo d’Adige, con una caduta che gli ha procurato una complessa frattura alle vertebre del collo e che ora fa temere la paralisi alle gambe. Le condizioni del ragazzo di Montebello, soprannominato Bobbe, 19 anni il prossimo 6 agosto, dopo la delicata operazione d’urgenza cui è stato sottoposto, durata dieci ore, sono stazionarie, ma alcuni primi miglioramenti, che possono far cominciare a sperare in ulteriori recuperi, si sono già manifestati. «Simone ha parlato - racconta la mamma, Margherita Fattori -. Ha detto “grazie” col labiale e con gli occhi per gli innumerevoli messaggi di vicinanza che sono arrivati e che stanno continuando ad arrivare. Gli abbiamo detto che è diventato famoso e che è in tanti lo stanno incoraggiado, lui ha sorriso, poi gli è uscita una lacrima. Comprende tutto, è cosciente, fa fatica ed è provato, ha molto male. La sua situazione clinica però si è stabilizzata, non riesce ancora a respirare da solo, per questo ci sono dei macchinari, ma in settimana se tutto va bene è previsto che venga tolto il respiratore in modo che possa tornare alla respirazione autonoma. I medici vogliono arrivare a riprendere il busto, poi toccherà all’uso delle braccia, la sensibilità adesso è limitata all’avambraccio e a parte delle mani, si andrà avanti per step. Per le gambe i dottori ancora non si pronunciano, e il motivo per cui non lo fanno è la cosa che temiamo di più».

Il campione di hockey sabato 8 luglio aveva sostenuto le prove orali dell’esame di Stato all’istituto tecnico “Ceccato” di Montecchio Maggiore per diplomarsi nell’indirizzo di meccatronica. Un titolo che gli aveva valso l’interessamento da parte di alcune aziende, con colloqui di lavoro già fissati. Sulla scrivania della sua camera a casa ancora la tesina che pochi giorni fa ha portato all’esame, un approfondimento sulle paralimpiadi. «Aveva concluso scrivendo che le persone senza disabilità spesso non riescono a rendersi conto della forza d’animo che può avere chi è diventato diversamente abile – afferma la mamma Margherita, che con il papà Cesare è nel direttivo del Montebello Hockey -. Non so se quella tesina sia stata un presagio, purtroppo ora è proprio Simone che deve sostenere questa grande prova. In questo momento è importante che le energie di tutte le persone che lo incoraggiano vengano indirizzate a lui per farlo reagire come un guerriero e affrontare al meglio il difficile cammino».

Matteo Guarda
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