CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

28.08.2018

«Una mensa per gli studenti in Africa»

La nuova cucina per la mensa universitaria in Tanzania progettata dal Alberto Lobbia, 62 anniLa cucina attuale di Lugarawa, prossimo obiettivo di Lobbia
La nuova cucina per la mensa universitaria in Tanzania progettata dal Alberto Lobbia, 62 anniLa cucina attuale di Lugarawa, prossimo obiettivo di Lobbia

«Perché rifare la cucina? perché questo so fare». La domanda è spontanea davanti ad Alberto Lobbia, 62 anni, di origini asiaghesi oggi residente a Brendola, vissuto a lungo in Africa, che gli è entrata dentro. La storia arriva da lontano, dalla scelta del padre Guido, medico asiaghese, laureato a Padova dove ha conosciuto Anacleto Dal Lago, figura nodale del Cuamm Medici con l’Africa. Quasi un sillogismo il legame tra i due medici: anche per Guido l’Africa diventa un’esperienza di vita. Parte con la moglie Leila. Alberto nasce a Valdagno e va in Africa la prima volta a due anni per rimane fino all’età scolare, quando la famiglia rientra per permettere ai figli di studiare. Ma ormai il “danno è fatto”. Nella vita si occupa di logistica con il Cuamm. Sposa Mariangela, la quintogenita di Dal Lago. Anni di trasferte in Africa riempiono le loro vite. In Tanzania conosce don Angelo Dutto, un missionario torinese. È lui a fargli conoscere la realtà dell’Università cattolica Ruaha di Iringa. Quotidianamente qualche migliaio tra studenti e professori consumano i due pasti al giorno realizzati nella “cucina” accanto alla mensa, quel luogo è la “calamita” di Alberto. Sistemare quella cucina diventa un progetto improcrastinabile. È il 2013. Lobbia misura, studia, fotografa. Torna in Italia dove pianifica, progetta, realizza preventivi, frequenta un corso di cucina. Impara tutto quello che serve, studiando e ingegnandosi. Torna in Africa e presenta la proposta all’Università che accetta: pagherà parte del lavoro. Si apre il cantiere, arrivano i materiali, poi le macchine. Segue i lavori dando le indicazioni. A strutture approntate si occupa di preparare gli operatori per gestire una cucina molto vicina agli standard europei, magari un po’ più “africans” perché bisogna semplificare e rendere più meccanico che tecnologico. Realizza i manuali, dà i tempi e le procedure. Nel 2016 tutto è a regime. La voce si sparge, arriva una piccola delegazione di Vescovi africani per vedere il lavoro: «La macchina pelapatate ha conquistato il Vescovo - gli occhi di Alberto si illuminano -: ho buttato dentro qualche patata per fargli vedere, ne è rimasto stupefatto. Il giorno dopo è tornato con un sacco». Ora la sfida è la cucina di una scuola per tecnici di laboratorio, igienisti e infermieri a Lugarawa nella diocesi di Njombe. «Credo fermamente che in Africa si debbano portare macchinari nuovi, per due motivi: dobbiamo smettere di considerare l’Africa il posto dove mandare la nostra spazzatura, e macchine nuove necessitano meno manutenzione. E poi, è questione di rispetto». Il progetto è finanziato in parte della scuola «perché così si crea la giusta mentalità», per il resto servono donazioni. A sostenerlo il Gruppo missionario di Brendola e il Centro missionario della Diocesi di Vicenza. «Si può fare riferimento ai due gruppi - chiude Lobbia -. Ho creato un conto dedicato e tengo una puntuale rendicontazione di costi e movimenti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Isabella Bertozzo
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1