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18.03.2018

Restaurato il sacro calice degli alpini

“Compiute le cerimonie rituali e dato il saluto, mons. Vescovo consacrava un calice d’argento dorato dono di tutti i soldati di Brendola invocanti da Gesù Salvatore vita e pace”. Era la sera del 18 marzo 1916. Il vescovo di Vicenza, Fernando Rodolfi, era appena arrivato a Brendola per la visita pastorale. Aveva trovato un paese provato dalla guerra: centinaia di uomini al fronte e i primi caduti. L’arciprete don Francesco Cecchin, parroco da pochi anni, cercava di confortare i fedeli e nel contempo di tenere i contatti con i militari. Nell’agosto del 1915, riporta il Libro cronistorico della parrocchia, “24 soldati Alpini con pensiero altamente cristiano mandarono all’Arciprete un vaglia di 24 lire perché fosse cantata una messa secondo la loro intenzione”. Ventiquattro lire, una per soldato. Don Cecchin ne fu colpito e il 16 agosto fece celebrare una “funzione propiziatrice per le armi italiane”: “Non si vide mai una folla così devota stipare la Chiesa”. I soldi furono restituiti ai soldati. Per l’8 settembre l’arciprete fece stampare e inviare ai soldati l’immagine di San Michele Arcangelo, cui è dedicata la chiesa principale di Brendola, e della Madonna di Monte Berico, accompagnandole con parole di conforto. Ripeté l’iniziativa per Natale, con un’immagine della Natività e una lunga lettera, in cui ricordava che i soldati brendolani in servizio erano 392, di cui 125 sposati e con figli: “(…) Se il Signore esaudirà le orazioni mie, tu rientrerai in Brendola festeggiato da tutta la famiglia, e da tutto il paese, perché a vedere il giorno della pace saranno serbati sani ed arzilli anche i più vecchi”. Di quel rapporto, una lira per ogni soldato, don Cecchin probabilmente si ricordò qualche mese più tardi: “Perché tutta la popolazione avesse ad essere unita nella grazia della visita pastorale, l’Arciprete aveva proposto che tutti i militari sotto le armi avessero a fare l’offerta di una lira per l’acquisto di un calice per la celebrazione dei santi misteri”. Raccolse 440 lire, “prezzo esatto del calice”. La sera del 18 marzo 1916 il vescovo Rodolfi lo consacrò e il giorno dopo, domenica, celebrò la prima messa con il nuovo calice “per l'incolumità dei soldati”. L’arciprete aveva fatto preparare - a sue spese, specifica il Libro cronistorico - una cartolina per i soldati con un disegno dettagliato del nuovo calice, realizzato dalla ditta Fratelli Bertarelli di Milano: “L’oro e l’argento fusi in leggiadra armonia lo fanno prezioso e splendente”. Per molto tempo fu utilizzato frequentemente; in seguito fu messo da parte e ripreso solo in determinate celebrazioni. Il 29 aprile 2017, alla messa in occasione dell’80° anniversario della fondazione del Gruppo alpini di Brendola, il calice è stato portato all’offertorio da un alpino e il celebrante, don Giampaolo Marta, lo ha tenuto in evidenza mentre se ne spiegava la storia. Le condizioni un po’ provate dal tempo hanno suggerito l’idea di un accurato restauro, il cui costo è stato sostenuto dal Gruppo Alpini coordinato dal capogruppo Carlo Lovato. Così è tornato alla luce un particolare toccante: nel fondo del calice è stato inserito un disco di pergamena che porta scritti i nomi (oltre 300) di tutti i soldati che offrirono la lira per il calice. Don Cecchin l’aveva spiegato: levando il calice “solleverò a Dio il nome, le preghiere e i voti dei miei soldati, perché su ciascuno venga la grazia e la pace”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Isabella Bertozzo
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