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06.08.2018

Addio all’ultima lavandaia del paese

Emma Menon è morta alla casa di riposo di Orgiano all’età di 102 anni dopo aver lasciato la contradaEmma aveva difeso il  lavatoio fino a farlo restaurare.  FOTO BERTOZZO
Emma Menon è morta alla casa di riposo di Orgiano all’età di 102 anni dopo aver lasciato la contradaEmma aveva difeso il lavatoio fino a farlo restaurare. FOTO BERTOZZO

Isabella Bertozzo Si è spenta Emma Menon, l’ultima lavandaia. Aveva 102 anni e da cinque aveva lasciato la sua casetta “al cao de là”, nella frazione di San Valentino per andare nella casa di riposo di Orgiano. Era salita agli onori della cronaca nel marzo 2011, quando su queste pagine era stata pubblicata la sua storia. Una persona semplice, eppure a suo modo straordinaria. Emma Menon, nata a San Valentino di Brendola l’8 febbraio 1916, è mancata ad Orgiano nel pomeriggio di venerdì scorso. Nel 2016 aveva festeggiato l’agognato centesimo compleanno, ci teneva tanto e lo ripeteva spesso. A festeggiare questi tre compleanni da centenaria i suoi famigliari, gli amici e i rappresentanti comunali delle amministrazioni di Brendola e Orgiano, tante persone che non hanno scordato quel suo animo indomito, indipendente, genuino ma anche bizzarro, eclettico e poetico. Emma, prima di lasciare la sua casetta incastonata nella vallata de “el cao de là”, era sempre vissuta in quella contrada di cui conosceva tutto e tutti. Conduceva una vita semplice, legata a tempi, ritmi e stili di un tempo: col suo focolare basso, come una volta, tutto aperto, con la catena e il pentolone nero appeso sopra il fuoco che ravvivava con un canna di ferro nella quale soffiava per dare ossigeno alle braci. Finchè è vissuta a Brendola, fino a 97 anni, è sempre andata al lavatoio a lavare i panni. Il lavatoio della contrada, a pochi passi dalla porta di casa, approvvigionato dall’acqua dei colli che abbracciano San Valentino. Un lavatoio che in quel marzo 2011 versava in condizioni pessime, non solo in rovina, ma anche riempito quasi del tutto dai detriti dilavati e che la obbligavano ad infilare gli stivali di gomma ogni volta che ci andava, ed era costretta a lavare nell’unico angolo lasciato libero dai detriti. Le avevano promesso che glielo avrebbero pulito e rimesso in ordine, e così è stato durante quell’estate 2011. Aggrappata al suo bastone, curva per gli anni e il fisico asciutto, un viso costellato di rughe che si illuminava quando sorrideva. E sorrideva spesso e volentieri. E poi quegli occhi verdi, vivi e lucenti come pietre preziose. Emma Menon era conosciuta da tutti in paese anche per la sua verve, il suo cantare giocoso, le sue battute. «Per noi nipoti era la seconda mamma – ricorda Antonia Menon – perché quando qualcuno stava male o c’era un problema, lei partiva e si trasferiva a casa del fratello o della sorella in difficoltà e badava alla famiglia e alla casa». Prima di otto fratelli, ha sempre vissuto nella casa paterna fino a cinque anni fa: «Era nubile, aveva vissuto con le sorelle, e poi solo con la mamma mentre tutti gli altri avevano seguito la loro strada, sposandosi o lasciando il paese per lavoro. Cinque anni fa la decisione di andare in casa di riposo perché non poteva più restare sola, ma anche lì si era trovata bene, la sua vivacità e allegria, il suo canto e il suo sorriso era sempre per tutti. Abbiamo così tanti ricordi che ci sembra sia ancora qui. Ci manca una colonna, ma ce la siamo goduta perché è stata lucida ed autonoma fino a pochi mesi fa. Ha vissuto felice». Emma tornerà a Brendola per le esequie funebri martedì alle 16 a San Michele. Il rosario sarà recitato stasera alle 19.30 sempre a San Michele. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Isabella Bertozzo
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