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14.11.2017

Materne, piani comuni
mantenendo le tre sedi

L’interno di un’aula alla scuola materna. DAL SASSO
L’interno di un’aula alla scuola materna. DAL SASSO

Dialogo aperto, allineamento delle rette al limite della sopravvivenza, nessun accorpamento all’orizzonte e confronto uniti con il Comune per tenere alta la qualità. È il ritratto delle scuole d’infanzia paritarie di Lanzè, Valproto e Quinto associate Fism che accolgono 172 bambini, più 25 piccoli al nido integrato di Lanzè. Ognuna con la propria autonomia, in cerca di soluzioni per fronteggiare le difficoltà economiche anche delle famiglie. A discuterne durante l’ultimo incontro c’era il sindaco Renzo Segato: «Sono grato per il lavoro svolto in sostituzione di una funzione che dovrebbe essere pubblica. I tempi difficili hanno causato una denatalità, ma il calo delle iscrizioni è dovuto anche alle aziende in crisi e alla disoccupazione dei genitori».

Delegato nei rapporti con le materne è l’assessore Pierfranco Sette: «La capacità di spesa di un Comune con 5.800 abitanti è sempre più ridotta, l’accorpamento però non è mai stato all’attenzione di questa amministrazione trattandosi di realtà private. La collaborazione invece è utile per offrire servizi più efficienti e ottimizzare i costi. Dal 2013 al 2017 abbiamo erogato circa 470 mila euro».

Il 5–10% delle entrate delle scuole proviene da erogazioni liberali, istituti di credito, eventi benefici, elargizioni di cittadini e associazioni. I presidenti volontari si sobbarcano responsabilità gestionali e tanta burocrazia per maturare i requisiti necessari per ottenere i contributi.

«I contributi regionali e statali sono entrate certe - fa notare Antonio Cogato della San Michele Arcangelo di Valproto -, ma il loro ritardo costringe ad adottare strategie di sopravvivenza. Zero investimenti, priorità agli stipendi. Attenzione alle famiglie insolventi che cambiano scuola all’improvviso».

«In due anni abbiamo tolto una sezione - aggiunge Secondo Pillan della Monumento ai Caduti -. Le crescenti fragilità dei genitori si ripercuotono sui bambini».

«Il nido soffre di più - evidenzia Nicola Magrin, della Gino Giaretta di Lanzè -, perché non beneficia di contributi ministeriali». Brillano ancora i servizi trasporto, la pre e post accoglienza, l’offerta formativa, la passione e le ore spese dai volontari. R.D.S.

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