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06.11.2018

«Calunnia al Comune» Le minoranze assolte

Il municipio di Grumolo delle Abbadesse, al centro della contesa
Il municipio di Grumolo delle Abbadesse, al centro della contesa

Tutti assolti. Non ci fu calunnia contro il Comune. Lo ha stabilito ieri pomeriggio il giudice De Stefano, che ha assolto - perché il fatto non costituisce reato - 4 consiglieri di minoranza, accusati di aver calunniato amministratori ed ex, tecnici e funzionari del Comune. La procura, con il pubblico ministero onorario Giovagnoni, aveva chiesto 16 mesi di reclusione per tutti; ma è prevalsa la linea della difesa, con l’avv. Renzo Fogliata. Sono usciti a testa alta Idra Panetto, 42 anni, Francesco Gagliardi, 66, Sandra Foladore, 36, e Matteo Dainese, 27, tutti di Grumolo, consiglieri della lista “Impegno e rinnovamento”. Una decina delle presunte vittime si erano costituite parti civili con gli avv. Nando Cogolato, Alberto Murgia, Massimo Rizzato e Luisa Fiorentino, chiedendo risarcimenti ingenti, che con l’assoluzione non sono stati accolti. IL CASO. Tre anni fa, i consiglieri di minoranza, facendo proprie le ragioni di un cittadino, avevano inviato una denuncia in procura accusando di istigazione a delinquere, falso, abuso d’ufficio e omissione in atti d’ufficio sindaco, vice, assessori, consiglieri, progettisti e funzionari pubblici. In totale, 23 persone. La vicenda era relativa ai lavori per un capannone lungo il rio Tergola, con i primi atti che risalivano al 1977 e con un iter durato decenni attraverso svariati procedimenti, fra cui un’ordinanza di demolizione. Secondo l’ipotesi delle minoranze, il Comune aveva compiuto una lunga serie di irregolarità sfociate in reati. I fatti erano avvenuti fino al 2014. Il procuratore Cappelleri, che aveva avviato accertamenti sulla complessa vicenda, aveva ritenuto che i quattro sapessero innocenti i denunciati «in ragione della palese inconsistenza delle ipotesi penali contestate». Di qui la calunnia. GLI AMMINISTRATORI. Lunga la lista degli accusati ingiustamente: l’attuale sindaco Flavio Scaranto, il vice Andrea Turetta, l’assessore Andrea Maccà e i consiglieri di maggioranza Filippo Franceschetto, Gaia Peloso e Stefano Pasquale; gli ex sindaci Renzo Padovan, Francesco Grosselle e Domenico Dal Sasso; l’ex assessore Dante Vecchiato; gli ex consiglieri Manuela Lapo, Emilio Zanotto, Anna Pillan, Lino Pegoraro, Andrea Benetti, Adriano Conocarpo, Luigi Rampazzo, Pierino Toniolo e Mario Maccà; il progettista Giorgio Andriolo; i funzionari Amedeo Merlo e Miriam Scaramuzza. LA DIFESA. Gli imputati respingevano l’accusa di calunnia. Sostenevano che il sospetto che fossero stati commessi reati li aveva indotti a sporgere denuncia per accertare la verità. Mancava l’elemento soggettivo del reato (non potevano sapere che gli accusati erano innocenti). Non solo: come ha ricordato l’avv. Fogliata, erano diversi i punti che non avevano convinto il consulente della procura, l’arch. Verderi, e il fatto che l’azione amministrativa fosse lecita o meno era tutt’altro che evidente, visto anche lo scontro in aula fra lo stesso Verderi e l’arch. Carbognin, consulente del pm in un altro procedimento. Non si poteva certo dire che i firmatari della denuncia l’avessero presentata già sicuri dell’esito, anzi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Diego Neri
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