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06.09.2018

«Le coop vietano il gioco ai profughi Così fanno cassa»

L’ordinanza, poi revocata, che era stata emessa per l’area di via Da PonteAlcuni richiedenti asilo durante una partita di calcio in un campo sportivo a Sandrigo. STUDIOSTELLA-CISCATO
L’ordinanza, poi revocata, che era stata emessa per l’area di via Da PonteAlcuni richiedenti asilo durante una partita di calcio in un campo sportivo a Sandrigo. STUDIOSTELLA-CISCATO

Gli impianti sportivi ci sono, le convenzioni per usarli pure, quello che manca sono però i giocatori. I calciatori latitanti sono le decine di richiedenti asilo ospiti degli alberghi Canova e Ginia a Sandrigo, spariti dai campetti del paese da quando questi, per precisi accordi tra Comune, parrocchia e cooperative sono divenuti, anche per loro, a pagamento. Una ritirata in massa che non è passata inosservata all'amministrazione comunale che ora attacca le due coop incaricate dell'accoglienza, “Con Te” al Canova e “Aurora” al Ginia, accusandole di «negare la possibilità a quei poveri giovani stipati in due vecchi hotel malconci di giocare a calcio su spazi idonei, probabilmente per non pagare e dunque massimizzare gli utili». E trattandosi di utili che il vicesindaco di Sandrigo Giovanni Rigoni quantifica in 2 milioni di euro l'anno si capisce come la nuova polemica sia servita, a 12 mesi dall'ordinanza della discordia che aveva vietato l'accesso al terreno di via Da Ponte a Sandrigo agli over 14 anni, con precisa mira proprio nei confronti dei migranti che su quel prato di quartiere tiravano al pallone quasi ogni giorno. Coincidenza o casualità, l'Amministrazione rileva come, da quando lo scorso gennaio sono stati messe a disposizione dei profughi 5 strutture con relative tariffe d'affitto, dei 150 “noleggi” giornalieri previsti se ne sono contati invece appena 8. In 8 mesi. Dei ragazzi che tanto amavano il calcio accontentandosi del parchetto di periferia tra le case insomma non c'è più traccia sui prati di gioco. A puntare il dito contro la strana inversione di tendenza dal sapore economico sono il vicesindaco Giovanni Rigoni e l'assessore allo sport Antonio Cuman, da lungo tempo impegnati nelle difficili trattative sull'asse prefettura-cooperative per gestire una delle situazioni, a livello integrativo, più complesse della provincia. Proprio gli amministratori, che assieme alla convenzione di gennaio avevamo provveduto ad annullare ad aprile anche il provvedimento restrittivo sugli spazi di via Da Ponte, denunciano pubblicamente le mutate condizioni: «Il gioco del calcio era, fino allo scorso anno, ritenuto vitale nell'ambito del progetto di integrazione degli ospiti del Canova e del Ginia - punzecchiano Rigoni e Cuman -. Come mai ora che hanno a disposizione 5 aree sportive attrezzate l'uso, che prima era costante e quotidiano, si è drasticamente ridotto?». Replica con fermezza “Con Te”, che segue oggi circa 80 migranti:«Abbiamo usato poco i campi da calcio - ammette la referente Vittoria Genovese - perché lavoriamo con giovani al termine del loro percorso di integrazione. Il Canova non è più un centro di prima accoglienza perciò gli ospiti ora hanno in mente il lavoro e altre attività». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulia Armeni
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