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19.10.2017

«Insonne per i profughi»
Il vicesindaco si dimette

L’ordinanza in via Jacopo Da Ponte ha fatto traboccare il vaso. CISCATOL’ormai ex vicesindaco di Sandrigo, Giovanni Rigoni, 55 anni. ARMENI
L’ordinanza in via Jacopo Da Ponte ha fatto traboccare il vaso. CISCATOL’ormai ex vicesindaco di Sandrigo, Giovanni Rigoni, 55 anni. ARMENI

Non vuole essere chiamato a rispondere, alla Storia, degli errori e degli sbagli compiuti nella sempre più intricata questione dell'accoglienza dei migranti e per questo, non senza dispiacere e ponderata riflessione, ha deciso di andarsene, abdicando al ruolo di vicesindaco assegnatogli quattro mesi fa. È una decisione clamorosa e che arriva come un fulmine a ciel sereno a pochi giorni dalle polemiche per il campetto vietato ai profughi quella di Giovanni Rigoni, numero due della giunta di Sandrigo che ieri ha comunicato l'intenzione di dimettersi. Un segnale chiaro, un'azione dimostrativa eclatante indirizzata agli organismi sovracomunali, Prefettura e Governo, per gridare il senso di impotenza nei confronti di una problematica divenuta a Sandrigo (dove ci sono oggi circa 200 richiedenti asilo) motivo di tensione e scontro sociale. «Soprattutto – spiega Rigoni in un lungo memoriale – in vista della data del 31 ottobre, quando questa massiccia dislocazione di migranti diverrà definitiva con l'atto di acquisto dell'hotel Canova da parte della società Vergilius srl. L'albergo diventerà una struttura per l'ospitalità a tutti gli effetti e nel nostro paese si creeranno situazioni ben più preoccupanti di quella relativa al campo da gioco di via Da Ponte». Per questa ragione di fondo, l'amministratore 55enne, martedì ha informato il sindaco Giuliano Stivan della sua scelta, maturata in seguito ad un «forte disagio morale e fisico che si ripercuote in ambito lavorativo e familiare, fino a non dormirci la notte». Alla base del malessere del vicesindaco, che nei prossimi giorni formalizzerà le dimissioni anche da assessore, l'impossibilità di poter veramente governare per i cittadini e il territorio. «Chi mi conosce sa che non mi sono mai sottratto ai miei doveri, agendo senza riserve per la mia gente ma non nascondo il timore, divenuto realtà con la vicenda del campetto nei giorni scorsi, di essere in futuro giudicato ingiustamente come responsabile di provvedimenti conseguenti all'invio anomalo e calato dall'alto di richiedenti asilo». Nessun disaccordo o contrasto con i colleghi di maggioranza e minoranza ma la volontà di portare l'attenzione pubblica sulla “polveriera sandricense”, «non dignitosa per le persone accolte e che rischia di degenerare». Rischi che l'ingresso nel programma Sprar, che assegnerebbe a Sandrigo non più di 30 profughi, potrebbe scongiurare ma, come sottolinea anche il sindaco Giuliano Stivan, le risposte latitano. Lo stesso primo cittadino si dice «costernato» dopo la doccia gelata del suo braccio destro: «Mi demoralizza trovarmi dinnanzi ad una decisione di questa gravità che scaturisce non da contrasti interni, ma da eventi esterni e da quel macigno di 200 ospiti che ci sta logorando». Stivan confida «nel buon senso del vice sindaco», al quale rivolge un appello affinché ritorni sui suoi passi, prima di ufficializzare l'abbandono. Ma Rigoni non sembra propenso ad un ripensamento: «Non abbandono la nave ma devo preservarmi moralmente e fisicamente, non resterò nemmeno in Consiglio».

Giulia Armeni
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