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19.06.2017

Defezioni nel M5S
Due consiglieri
rifiutano il posto

Il grillino Diego Pozzato
Il grillino Diego Pozzato

Lo scacchiere sandricense, ancor prima che il gioco cominci per la seconda “partita” Stivan, perde i pezzi. O, a seconda dei punti di vista, propone strategie alternative. A pochi giorni dal consiglio comunale d'insediamento del dopo elezioni, quelle che hanno decretato la vittoria bulgara dell'uscente Giuliano Stivan con l'81, 25% dei voti, in casa del Movimento 5 Stelle (quattro consiglieri) si assiste alle prime grandi manovre tra i banchi consiliari.

Defezioni e sostituzioni, in due parole. Due dei consiglieri votati hanno infatti rinunciato al ruolo, rifiutando l'atto di nomina e dunque l'investitura ufficiale. Ad abdicare, senza nemmeno aver mai messo piede nella sala consiliare, Cristina Carraro e Dino Galliazzo, 29 schede a suo nome lei, 13 lui. Le loro dimissioni anticipate fanno però notizia perché si tratta dei due esponenti grillini che più erano stati messi in luce durante la campagna elettorale e che figuravano tra gli assessori della fanta-giunta composta nelle scorse settimane dal gruppo del candidato sindaco Diego Pozzato. In caso di vittoria a Cristina Carraro sarebbero andati gli assessorati chiave dell'edilizia privata e dell'urbanistica, a Dino Galliazzo le deleghe, altrettanto pesanti, a patrimonio, lavori pubblici e politiche agricole. A ribaltare tutto ci ha pensato però l'esito delle urne che ha decretato tanto la sconfitta del Movimento quanto la ritirata frettolosa dei due aspiranti amministratori, che lasciano spazio ai primi dei non eletti Margherita Vivaldi e Andrea Tosato, rispettivamente 11 e 10 voti conquistati.

«Una scelta di gruppo – specificano i pentastellati con Simone Contro – nell'ottica di far crescere le competenze delle persone candidate. Non è una divisione ma la volontà di trasmettere a sempre più cittadini la conoscenza della macchina comunale e dei suoi meccanismi».

Perplessità da parte del sindaco Stivan che, dicendosi dispiaciuto per le defezioni: «Se si erano proposti per essere utili al paese potevano continuare a farlo anche tra le fila della minoranza. Saranno loro a dover dare risposte a chi li ha votati».

Giulia Armeni
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