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16.10.2017

Campetto vietato
Residenti divisi
sull’ordinanza

Una bambina gioca al campetto da calcio di via Da PonteIl cartello con l’ordinanza che vieta il gioco ai maggiori di 14 anniUno dei profughi ospitati in hotel nel campetto della discordia
Una bambina gioca al campetto da calcio di via Da PonteIl cartello con l’ordinanza che vieta il gioco ai maggiori di 14 anniUno dei profughi ospitati in hotel nel campetto della discordia

Il fischio d'inizio “fuorilegge” era fissato alle 15. Sul prato del campetto da calcio di via Da Ponte a Sandrigo, interdetto da giovedì 12 ottobre a tutti i maggiori di 14 anni su disposizione del sindaco Giuliano Stivan, è andata in scena ieri pomeriggio la pacifica protesta di cittadini e associazioni.

Di quanti insomma, a vario titolo e per differenti ragioni non condividono l'ordinanza emanata dal primo cittadino con l'obiettivo di stroncare il via vai di richiedenti asilo che, da anni, utilizzano il terreno quasi quotidianamente.

Un centinaio ha deciso così di sfidare il provvedimento e le possibili sanzioni giocando a calcio per un paio d'ore, in una simbolica manifestazione a sostegno tanto dei migranti degli hotel Ginia e Canova quanto di tutti gli over 14 del paese che da qualche giorno, teoricamente, non possono più sfruttare il campo. «I miei figli, 14 e 21 anni, continueranno ad andarci, io abito qui da vent'anni, il campo c'è da dieci e i profughi non hanno mai dato fastidio – racconta una residente- la colpa è di chi ha fatto partire quella raccolta di firme all'inizio dell'estate scorsa».

PETIZIONE. Proprio la petizione sarebbe alla base della decisione del sindaco di firmare la drastica misura: «Il divieto vuole essere un segnale preciso, in risposta ad un disagio crescente nel quartiere – spiega Stivan allontanando le accuse di razzismo o discriminazione- per cui da buoni amministratori abbiamo deciso di intervenire prima che la situazione degenerasse».

Non la pensano così i partecipanti al flash mob, con Francesco ( «il nome si ma il cognome no, è un piccolo paese, ci conosciamo tutti», la regola aurea con la stampa tra i manifestanti) che taccia il Comune di «illegalità», mentre Enrico parla di «provvedimento assurdo». A tirare in porta anche Diego Pozzato del Movimento 5 Stelle, lo stesso gruppo d'opposizione che già aveva levato gli scudi contro la risoluzione ironizzando «Per gli italiani over 14, se parlate un dialetto veneto adeguato, forse non verrete sanzionati; se invece siete “abbronzati” ed il vostro dialetto non è dei migliori, ahivoi, multe salate”.

Verbali che però, nonostante l'evidente guanto di sfida, non sono arrivati. Ad auspicare un recupero del dialogo tra le parti il dottor Carlino Dagli Orti del Cuamm, tra i promotori dell'incontro in biblioteca che, solo qualche settimana fa, sembrava aver gettato le basi per una distensione nelle politiche di accoglienza.

EMERGENZA. «Ma – ha ricordato il sindaco- Sandrigo ospita oltre duecento richiedenti protezione, una situazione emergenziale nella quale ci siamo trovati soli, senza supporto dagli organismi sovracomunali».

E mentre ieri a chiedere il ritiro del provvedimento c'erano anche Arcadia e la polisportiva Sans Papier di Schio, interviene anche il parroco don Giovanni Sandonà: «Un anno fa, con la precedente cooperativa che gestiva i ragazzi al Ginia, ci eravamo accordati per l'utilizzo, una volta a settimana, del campetto del patronato e infatti venerdì, puntuali erano da noi, ora vedremo che richieste si faranno».

Giulia Armeni
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