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09.02.2019

Non fu uno stupro Giovane scagionato dai messaggi di lei

I messaggi tra i due giovani sono risultati decisiviL’avvocato Fernando CogolatoL’avvocato Elena Dal Dosso
I messaggi tra i due giovani sono risultati decisiviL’avvocato Fernando CogolatoL’avvocato Elena Dal Dosso

Aveva denunciato l’amico di averla violentata, ma l’inchiesta stabilisce che il racconto non è credibile. Il 16 novembre 2017, cinque giorni dopo il primo episodio di presunta violenza sessuale nella discoteca “Amis” di Vicenza, dove la ragazza arrivò in compagnia del fidanzato, lei scrive al “violentatore”: «Tra un po’ devo andare al corso, se ci sentiamo anche stasera verso le 9...». Che motivo avrebbe avuto la vittima, si interroga il pm Jacopo Augusto Corno nella richiesta di archiviazione, di scrivere messaggi di questo tenore a un individuo per il quale in teoria avrebbe dovuto provare repulsione, visto quello che ha denunciato di avere subito, se non di mantenere contatti? LA TEMPESTA. Sono i messaggi della ventenne M.T., residente nella zona di Quinto, che fanno naufragare i gravi indizi a carico di L.P., 23 anni, di Isola, che per un anno è stato indagato di stupro e sequestro di persona. Il giovane ha spiegato che tra di loro a partire dal 2016 c’era stato un rapporto soprattutto di natura fisica: bollente. Ricercato da entrambi. Lei stessa era consapevole che la loro storia, di ragazzi in piena tempesta ormonale, non avrebbe potuto mai sfociare in una relazione amorosa. CARABINIERI. Nei giorni scorsi il gip Matteo Mantovani, ha archiviato l’indagine a carico del ragazzo, difeso dagli avvocati Fernando Cogolato ed Elena Dal Dosso, durante la quale i carabinieri di Sandrigo aveva eseguito perquisizioni dopo la denuncia dell’ipotetica violenza sessuale. Invece, secondo la procura della Repubblica, è una storia di sesso condivisa tra due ragazzi che si cercano e hanno altri legami affettivi, quella che fa da sfondo a un caso giudiziario che, se vero, sarebbe costato molti anni di carcere all’indagato. I MESSAGGI. In realtà, i messaggi scritti dalla “vittima” lo scagionano, come quello in cui la ventenne afferma: «Anch’io ho voglia di vederti, ma non voglio che tu pensi che ti voglio vedere perché sono innamorata di te, anzi io e te non potremo mai stare insieme». Questa narrazione programmatica di una relazione a scadenza, come una mozzarella, per i magistrati non può essere ribaltata sul piano giudiziario. Come quando il 18 novembre 2017, quindi dopo l’episodio della discoteca, la studentessa gli scrive: «Non ti nego che mi piaci, però dopo quello che mi hai fatto non riesco a lasciare tutto, soprattutto ciò che mi dà certezza per te che anche oggi mi hai dimostrato che mi vuoi solo per farlo». Più chiari di così, o no? LA FOTO. Certo, M.T. denuncia che il 9 dicembre 2017 l’amico l’ha contattata e con uno stratagemma l’avrebbe accompagnata negli uffici della ditta di famiglia, dove lui su un divanetto avrebbe sfogato la sua libidine non corrisposta, anzi subita. Sarebbe lo stupro che la studentessa ha raccontato a mamma e fidanzato. Ma una foto scattata dal “violentatore” subito dopo il rapporto mostra circostanze che smentiscono la violenza stupro. «I due si cercano anche quando già esistono altri fidanzati - scrive il gip - e ciò non permette di sciogliere i dubbi sulla ragionevole sussistenza dei fatti denunciati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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