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sabato, 17 novembre 2018

«Vendo la casa anche ai rom o agli immigrati»

L’ingresso dell’abitazione in senso contrario alla direzione delle auto

Giulia Armeni Il sindaco,il codice della strada, nomadi ed extracomunitari. Tutti insieme nello stesso calderone, anzi, striscione, che il pasionario 73enne Biagio Lentini ha appeso fuori dalla sua abitazione al civico 9 di via Saviabona. I cartelli, per la verità, sono tre: due, maxi caratteri rossi su fondo bianco, sono indirizzati al primo cittadino Claudio Benincà e lo chiamano in causa per le scelte viabilistiche operate nel 2015 su quel tratto di via Saviabona. Il terzo, un cartoncino più discreto, è quello che sta attirando l'attenzione. Sì perché accanto alla tabella “Vendesi", che certifica come Lentini sia intenzionato a liberarsi della casa dove non risiede più da diverso tempo, fa bella mostra anche la precisazione sui possibili, futuri acquirenti: "Anche nomadi" e "Extracomunitari". Due paroline che, in tempi di politiche salviniane, non sono certo passate inosservate tra residenti e automobilisti di passaggio che si servono della strada per spostarsi dalla frazione di Cavazzale verso Vicenza. «Non ho altra scelta, nessuno vuole comprare la mia casa, in vendita ormai da molti anni, a causa della creazione del senso unico che impedisce di fatto l'accesso alla rampa d'entrata, posizionata dalla parte opposta -spiega Lentini- sono venute almeno cinquanta persone e quando hanno visto che è praticamente impossibile accedervi se non facendo una svolta ad "u" subito dopo una curva pericolosa, tutte si sono tirate indietro. Per questo offro la mia vecchia dimora di famiglia anche a stranieri e zingari, loro hanno di solito molti figli e bisogno dunque di tanto spazio e qui, con 450 metri quadrati calpestabili, tre camere e tre bagni, di certo non manca». Un edificio ristrutturato e ampliato negli anni Ottanta e che, secondo il proprietario, si sarebbe svalutato dopo l'entrata in vigore del famigerato senso unico: «Potevo venderla a 450mila euro, ora se me ne daranno 220mila sono tanti, ho già cominciato a cercare tra i nomadi, anzi mi auguro che siano proprio loro ad acquistarla così vedremo poi se gli abitanti qui intorno saranno contenti». È solo l'ultima offensiva nella guerra dei 18 anni che Lentini sta portando avanti per avere ragione di una vicenda che, secondo il sindaco Claudio Benincà, potrebbe al contrario costargli anche una denuncia per diffamazione e per il danno d'immagine, in relazione proprio agli striscioni di recente affissione: «I nostri avvocati li stanno visionando, vedremo cosa fare ma è chiaro che questo signore dovrà prendersi le sue responsabilità nel fare certe affermazioni. “Qualora si verificasse un incidente sappiate che la responsabilità è esclusivamente del sindaco”, oppure “Il sindaco deve trovare una soluzione invece per altri interessi mi vanifica i sacrifici di una vita di lavoro“, sono le scritte che compaiono ai balconi. Ed è Benincà a respingere al mittente ogni accusa: «La casa non riesce a venderla dal 2006, cosa centra il Comune?», Una storia giudiziaria, iniziata nel 2000 con la prima istituzione del senso unico poi sospeso nel 2004 in seguito a disposizioni del Consiglio di Stato cui si era appellato Lentini. «Ma all'epoca erano motivate dalle difficoltà che le modifiche viabilistiche comportavano alla sua attività edile, poi chiusa -precisa Benincà- avevamo quindi il dovere di reintrodurre il cambio di circolazione, se e quando un giudice darà ragione a Lentini ne riparleremo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA