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14.03.2019

Oleodotto, ora la Difesa chiede i danni

Gli scavi effettuati a Cavazzale nel 2008 per individuare la perdita all’oleodotto militare.   ARCHIVIOClaudio Benincà.   ARCHIVIO
Gli scavi effettuati a Cavazzale nel 2008 per individuare la perdita all’oleodotto militare. ARCHIVIOClaudio Benincà. ARCHIVIO

Lo rottura dell'oleodotto militare e lo sversamento di cherosene nelle acque dell'Astichello e del Bacchiglione sono da imputare al Comune di Monticello Conte Otto. A sostenerlo e a chiedere per questo all'amministrazione locale un risarcimento danni di 860.642,56 euro è niente meno che il Ministero della Difesa, che dell'infrastruttura Pol Nato che si squarciò nel territorio monticellese il 10 marzo 2008 è titolare. Undici anni dopo l'incidente che provocò la fuoriuscita di 10.820 chili di carburante dal tratto di condotta che attraversa la zona industriale di Cavazzale - e una marea nera che dall'Astichello al Bacchiglione si riversò fino alla Riviera Berica – le sorti di una vicenda controversa e che per settimane e mesi tenne banco nel Vicentino e non solo sembrano dunque essersi ribaltate. Se nei giorni immediatamente successivi al cedimento delle tubature, che attraversano l'Italia settentrionale partendo da La Spezia per arrivare fino ad Aviano per rifornire gli aeroporti militari situati lungo quell’asse, era stato proprio il Comune monticellese a costituirsi parte civile assieme alla Provincia di Vicenza per fare piena luce su quanto accaduto, un decennio dopo è lo stesso ente municipale a doversi ora difendere dalle accuse di essere responsabile dello sfiorato disastro ambientale, e comunque dei danni che del danneggiamento della linea furino conseguenza. «Accuse tutte da verificare, non c'è alcuna certezza», precisa il sindaco Claudio Benincà, che nei giorni scorsi ha dato mandato ad un legale di tutelare l’Amministrazione comunale in vista del processo che si aprirà il 14 marzo. Questo dopo che il 28 novembre scorso era giunto negli uffici di via Roma l'atto di citazione del Comune davanti al tribunale di Venezia: una richiesta di condanna al pagamento degli 860 mila euro quantificati dal Ministero della Difesa come indennizzo per quanto avvenuto in seguito al “problema di fessurazione” dell'oleodotto, come lo definì 11 anni fa l'Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto. Quella fessurazione, una lesione nel segmento di condotta che transita sotto l'area produttiva di Cavazzale, sarebbe stata originata da un'abrasione da macchinario risalente addirittura a trent'anni prima, ovvero al periodo tra il 1981 e il 1983 quando vennero realizzate le opere di urbanizzazione della nascente zona industriale. In quei lavori, secondo l'accertamento tecnico preventivo redatto nel 2008 in relazione proprio all'azione civile promossa da Monticello, si collocherebbe la colpa del municipio, committente dell'intervento affidato ad un'impresa esterna, la Napol Giovanni spa, fallita nel 1998 e sulla quale sarebbe dunque impossibile rivalersi. Sulla scorta di ciò dal 2012 si sono susseguite una serie di richieste di rimborso, di diffide e di messa in mora da parte dell'avvocatura di Stato e del comando Rete Pol di Parma dell'Aeronautica militare (che gestisce l'impianto) fino ad oggi sempre contestate e respinte dal Comune. Secondo l'Amministrazione infatti, chi diede l'incarico per le attività di scavo nei primi anni '80 non fu l'ente ma un gruppo di ditte lottizzanti ed è questa tesi che il primo cittadino intende portare avanti: «Non ci riteniamo responsabili – sottolinea Benincà – e siamo pronti a chiamare in causa terze persone se sarà necessario». In attesa dell'esito del procedimento, che non si annuncia breve nonostante siano già passati 11 anni, una quota di oltre 400 mila euro, circa metà della somma reclamata dalla Difesa, è stata comunque accantonata nell'eventualità di un epilogo negativo per Monticello. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulia Armeni
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