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15.09.2017

Blackout di 7 ore
Un generatore
per salvare il figlio

Sette ore di blackout possono essere un problema serio per chi vive grazie a una macchina. ARCHIVIO
Sette ore di blackout possono essere un problema serio per chi vive grazie a una macchina. ARCHIVIO

MONTICELLO CONTE OTTO. Sette ore senza energia elettrica, dalle 8.45 alle 15.30. Per la maggior parte delle persone un bel disagio, una grossa seccatura, a volte un vero e proprio problema. Per chi, come Tommaso, da 12 anni vive attaccato a macchinari salvavita, una questione infinitamente più seria.

Succede a Monticello Conte Otto dove l’interruzione della corrente nella giornata odierna per interventi in alcune vie del territorio ha portato alla luce la storia del bimbo, figlio di una coppia residente in paese da sei anni.

 

Tutto è cominciato con la comparsa, qualche giorno fa, dei classici avvisi gialli: «Appena abbiamo letto che sarebbe stata staccata la corrente per tutte quelle ore ci siamo subito attivati e abbiamo chiamato tempestivamente Enel, dopo un consulto con l’amministrazione comunale, che però non ha voce in capitolo in situazioni del genere», il racconto del papà Massimiliano Montanara.

Questo perché per il figlio, che ha 12 anni, vittima di una paralisi cerebrale alla nascita e costretto da allora su un letto, un tempo così lungo senza alimentazione elettrica costituisce un potenziale pericolo: «Nello stato in cui si trova, Tommaso necessita di un aspiratore anti soffocamento, che è elettrico, così come il motore del materasso ad aria che evita la formazione di piaghe da decubito» spiega il padre.

Per tutti questi motivi e consapevole anche che, spesso, operazioni alla rete pubblica di questo tipo possono protrarsi anche più a lungo di quanto indicato, Montanara, assieme alla moglie, contatta Enel per capire se sia possibile avere in prestito un mini generatore d’emergenza.

 

«Ci hanno detto che non è previsto questo tipo di servizio e che, se siamo preoccupati, è meglio portare Tommaso in ospedale per la giornata in cui verranno effettuati i lavori».

Una soluzione che i coniugi Montanara, che da 12 anni, grazie all’aiuto di una badante, cercano di rendere la vita del figlio (hanno anche un’altra bimba, Gaia), il più semplice e felice possibile, non hanno però voluto prendere in considerazione.

«Abbiamo deciso di acquistare un generatore, si tratta di apparecchi che costano anche 2800 euro, ma è una spesa che affrontiamo per nostro figlio. Noi possiamo farlo ma molte altre famiglie no, cosa avrebbe dovuto fare chi non se lo può permettere?»

 

Pur comprendendo le ragioni della famiglia, Enel fa sapere che casi clinici di questo genere vengono seguiti dalle aziende sanitarie locali, non dal gestore di energia elettrica.

Per il padre del piccolo Tommaso però, «sarebbe stato molto più semplice se, magari gli stessi operai incaricati dei lavori, ci avessero attivato un gruppo di continuità temporaneo».

«Noi abbiamo già un elettricista di fiducia - fa presente Massimiliano Montanara - che interviene prontamente in caso di blackout o guasti, anche di notte. In questo caso chiedevamo solo di non finire nella burocrazia, che prevede l’invio di moduli dell’Ulss e la certificazione da parte di specialisti della patologia di nostro figlio. Passaggi che richiedono tempi lunghi che noi, che lavoriamo a tempo pieno e abbiamo un ménage familiare già impegnativo, non possiamo permetterci».

Giulia Armeni
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