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10.01.2019

«A 51 anni ho trovato mio padre con il Dna»

«Ho cercato mio padre per mezzo secolo, ma non avrei mai creduto che fosse Arnaldo Bonollo. Un anno e mezzo fa quando una conoscente mi chiamò dicendomi testualmente che “sono molto contenta del fatto che tuo padre era molto in amicizia con mio padre” fui molto sorpreso. Adesso che l’esito del Dna ha certificato la paternità sono soddisfatto, soprattutto sotto l’aspetto morale». Il geometra Gian Pietro Zocca è un po’ spaesato, comprensibilmente. Nella vita fa il professionista e si occupa di sicurezza nei cantieri, ma scoprire a 51 anni l’identità paterna e di avere due fratelli può far traballare anche lo spirito più forte. Ma davvero non sapeva nulla, non ha mai sospettato che Tiberio e Marialuisa fossero suoi fratelli per parte di padre? Mai, anche se è ovvio che a mia madre più volte avevo chiesto chi fosse mio papà». E lei che cosa rispondeva? Si chiudeva a riccio, innalzava una sorta di muro. Io non insistevo più di tanto perché mi rendevo conto che per lei era una pagina di grande sofferenza. Adesso ho trovato le mie radici. Antonietta, sua madre, che donna era? Dolce e premurosa, abbiamo vissuto assieme tutta la vita. Non sono sposato e fino a quando è mancata il 5 ottobre 2007, a 83 anni, siamo stati sempre molto vicini. Una donna splendida». Non le aveva mai parlato di Arnaldo? No, per questo è stato molto difficile ricostruire la loro relazione, attraverso prove testimoniali che ricreassero l’ambiente degli anni Sessanta. Devo ringraziare molto mio cugino Alessandro, l’avvocato, che mi ha assistito con competenza. Antonietta ed Arnaldo erano “fidanzati”? Questo è quello che emerge dai racconti dei miei parenti. Ho così appurato che mio zio Antonio, che è padrino di Tiberio, e le mie cugine Franca e Lorenza, figlie di mia zia Elisa Zocca, lo sapevano. Ma è la prova del Dna a spazzare via tutte le voci. Il 99,998% di probabilità mi pare chiuda ogni discorso. Che cosa prova in questo momento? Sono un po’ confuso, ma dovevo la ricerca della verità alla mamma. Al di là di quello che si può pensare, c’è soprattutto una dimensione etica. Penso che qualsiasi persona nella mia condizione avrebbe fatto lo stesso, una volta appreso che il padre poteva essere una persona ben individuabile. Gli aspetti economici vengono dopo. Lei Arnaldo lo aveva conosciuto? Mai. Tenga conto che quando lui è mancato avevo 21 anni. C’è chi mi ha detto, di recente, che forse nei bar del paese di Monticello ci siamo incrociati, ma ero giovane, non ricordo nulla. Ai suoi neofratelli che cosa vuol dire? Non è facile né per loro né per me. Francamente non so come comportarmi. Bisognerà digerire il colpo da entrambe le parti. Sotto l’aspetto morale sono contento, spero che avremo modo di parlarne con tranquillità. Sono delle persone in gamba, soprattutto Tiberio, perciò confido nel tempo che ci aiuterà. Abbiamo in comune il padre, è una questione fondamentale. Tiberio e Marialuisa stanno bene economicamente, avendo ereditato un’avviata azienda agricola dal padre. Da vostro padre. Ci sono sostanze importanti. Di questo non voglio parlarne pubblicamente, perché la molla che mi ha spinto ad agire è stata quella di scoprire chi fosse mio padre. Le questioni economiche sono delicate e ne parleranno i legali, che servono per questo. Ma era proprio sicuro che Arnaldo fosse suo padre? La certezza matematica no, c’era un parte di dubbio, anche se molti in paese, quando hanno saputo che avevo avviato la causa, ne erano convinti, perché mi dicevano che ci assomigliamo molto. •

Ivano Tolettini
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