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12.09.2017

«Noi figli della crisi
in giro per il mondo
Siamo senza casa»

Hermes Macharet e sua moglie Margareth Torresan con la loro auto. FOTO STUDIOSTELLA-CISCATO BREGANZE
Hermes Macharet e sua moglie Margareth Torresan con la loro auto. FOTO STUDIOSTELLA-CISCATO BREGANZE

Hanno girato il mondo, affrontando cambi di lavoro, lingua e abitudini, per tentare di garantire un futuro migliore ai propri figli. Dalla loro madrepatria, il Brasile, hanno rincorso il sogno americano fino a Boston per poi volare oltreoceano e raggiungere prima il Veneto - terra dalla quale i loro avi emigrarono - poi l'Inghilterra e infine il Portogallo.

Nel paese lusitano, a Hermes Macharet e a sua moglie Margareth Torresan bastava anche uno stipendio di 680 euro al mese - nonostante i 450 euro di affitto da pagare - per vivere assieme ai loro tre ragazzi, tutti minorenni.

Un mese e mezzo fa, però, a causa della crisi il padre ha perso il lavoro e perciò, senza più un tetto ma con coraggio e determinazione, la famiglia Macharet ha deciso di tornare a Dueville, Comune in cui i componenti hanno ottenuto la cittadinanza italiana e hanno vissuto per un anno nel 2004. Ed è proprio nel paese vicentino che il loro lungo esodo potrebbe finalmente terminare. «Almeno questo è il nostro sogno: vorrei poter trovare un'occupazione e una casa, in cui vivere con mia moglie e i miei figli», ha spiegato Macharet.

«Quando in Portogallo ho perso il posto da conducente di autobus e camion non sapevo più cosa fare: per vivere eravamo costretti a rivolgerci ai ristoranti che ci davano gli avanzi - prosegue il racconto del capofamiglia - Non potevo garantire un futuro ai miei figli, così abbiamo deciso di tornare in Veneto: la nonna di mia moglie era veneziana e perciò nel 2004, tramite dei contatti, siamo arrivati a Dueville per lavorare e ottenere la cittadinanza italiana. Ci eravamo trovati molto bene ed è stato il luogo in cui è nato il nostro secondo figlio. Perciò abbiamo deciso di tornare». Attraversando in auto Spagna e Francia, la famiglia italo-brasiliana è infine giunta a Dueville, dove per una notte ha dormito in auto nel parcheggio del palazzetto dello sport.

«Nel 2004 gli avevo affittato un appartamento e, quando pochi giorni fa mi hanno rintracciato per chiedermi aiuto, ho voluto accoglierli», ha raccontato Ignazio Fabris, un cittadino che li sta ospitando provvisoriamente.

«Sono un disegnatore meccanico, ma mi sono sempre adattato a qualunque tipo di professione: a Boston, città in cui è nato il nostro figlio maggiore, facevo il muratore e ho lavorato anche nel ramo delle demolizioni, mentre a Dueville avevo trovato un posto in un'azienda che produce solai», ha raccontato Macharet.

«Poi per nove anni abbiamo vissuto a Bristol, dove scaricavo grandi navi - racconta ancora - Nella città inglese è nato il nostro terzo figlio. A causa della Brexit, però, siamo stati discriminati: non mi hanno più rinnovato il contratto e siamo stati costretti a spostarci in Portogallo. Per raggiungere Dueville abbiamo affrontato un viaggio di 2.600 chilometri, dormendo in auto, nei parcheggi o nelle piazzole di sosta. Giunti in paese abbiamo chiesto aiuto all’Amministrazione comunale e alla parrocchia per poter ricevere, se possibile, un sostegno iniziale, almeno fino a quando non troveremo un lavoro. I nostri figli così avranno la possibilità di iniziare l'anno scolastico». Il più grande dei tre, di 16 annni, è campione nazionale portoghese nei 400 metri per la categoria Allievi e secondo classificato per i 200 metri. «Sarebbe un sogno poter correre per l'Italia», è stato il commento del giovane atleta.

Marco Billo
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