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14.11.2017

«Il sogno si avvera
in Canada sulle
tracce di papà»

Il vicentino Roberto Nicolli, classe 1976
Il vicentino Roberto Nicolli, classe 1976

VANCOUVER. Da Acque Vicentine al vino della British Columbia in Canada. È una storia d'amore quella di Roberto Nicolli, classe 1976, nato a Vancouver, vissuto a Dueville e tornato definitivamente nella metropoli canadese quattro anni fa, dopo un via vai di qualche anno, alla ricerca di realizzare un sogno, quello di conoscere suo padre, morto appunto a Vancouver in un incidente sul lavoro, quando lui aveva solo pochi mesi. 

«E l’unico modo - spiega Roberto con un sorriso che emoziona - era incontrare i suoi amici e conoscerlo attraverso i loro racconti e ogni volta che è successo è stato un po’ come trascorrere qualche ora anche con lui, quelle ore che non ho potuto vivere assieme». Elementare, anche se non semplice da realizzare. Lui però ce l’ha fatta, torniamo indietro negli anni per capire come.

 

«Sono nato nel marzo del 1976, quando morì mio padre, circa un anno dopo, mia mamma decise di tornare in Italia, a Povolaro di Dueville, per farsi aiutare dalla famiglia, aveva due figli e, da sola a Vancouver non era facile, troppi ricordi». Già, i ricordi, quelli che Roberto invece non aveva, troppo piccolino.

Divenuto ragazzo si diploma in ragioneria aThiene, ottimi voti e una innata simpatia, dietro questo suo modo riservato. Ma Roberto non è felice, gli manca terribilmente non aver conosciuto suo padre.

«La vita è una sola - spiega - ed è così breve, se non si realizzano i propri sogni che senso ha?». Il richiamo di Vancuver è forte e la nostalgia del padre ancora di più. L'unica strada era tornare in Canada a Vancouver dove Antonio Nicolli aveva vissuto per 20 anni e aveva costruito la sua famiglia. Roberto va più volte, poi nel 2000 prende la decisione di acquistare un biglietto di sola andata. Il dado è tratto, si stabilisce in città e cerca lavoro, ma una malattia della mamma lo costringe a tornare in Italia, dove viene assunto prima ad Aim e poi ad Acque Vicentine. Roberto però non si rassegna e quando la mamma guarisce si licenzia, lascia un lavoro sicuro in amministrazione di una municipalizzata e riacquista un biglietto di sola andata per la British Columbia, e siamo a quattro anni fa, questa è la volta buona.

 

Oltre a voler conoscere il papà, Roberto ha anche il sogno di lavorare nel mondo del vino, o meglio promuovere il vino italiano in Canada. E così ad un Vinitaly conosce i titolari del portale Wine Meridian, specializzato nell’internazionalizzazione dei vini italiani, è la svolta anche lavorativa. Iniziano le consulenze e l’iter per aprire una società di importazione in collaborazione con il portale web vicentino-veronese.

Ma soprattutto inizia a capire chi era suo padre: «E' tutt'ora una persona molto conosciuta a Vancouver - spiega - è arrivato qui nel 1958 e ha iniziato nel settore edile che era il principale business e lavorava con una agenzia di viaggio da e per l'Italia è stato fondatore e primo presidente dell'associazione italiana alpini di Vancouver. È per questo che mi sono iscritto anch’io e oggi sono vicepresidente della sezione, presidente al momento non posso, perché io non ho fatto l’alpino. Maledetti regolamenti. Tutto questo lo faccio per mio padre».

 

Tutto per conoscerlo sempre meglio, anche il sogno, testardamente inseguito di tornare a vivere nella casa di Vancouver dove aveva vissuto il papà con la sua famiglia: «E ce l’ho fatta anche in questo caso, due anni fa. Ora sono felice, anche mia mamma e mio fratello vivono a Vicenza. E felicità chiama felicità, quella di Roberto pare una favola. Due anni fa la ciliegina sulla torta, trova anche l’amore di Linda una taiwanese con cui ora convive.

Lavoro moltissimo, voglio riuscire a vivere di solo vino che in Canada non è facile, ma non mollo, può succedermi quello che è successo a mio padre, apro la porta di casa e non la richiudo più, però che dire...sono felice, mi commuovo a dirlo». La ricetta? «Non aver timore di mettere tutto in discussione, le proprie certezze per realizzare un sogno, credeteci».

Alberto Tonello
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