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16.12.2017

Uccide un pedone e scappa: 18 mesi

Il tratto di via Marosticana a Bolzano Vicentino dove è avvenuta la tragedia
Il tratto di via Marosticana a Bolzano Vicentino dove è avvenuta la tragedia

Un anno e mezzo di reclusione, con la sospensione condizionale della pena ma con la revoca della patente. È la condanna inflitta dal giudice De Stefano, che ha parzialmente accolto le richieste del pubblico ministero Parolin, a carico del giovane geometra Francesco Fabris, 31 anni, residente a Bolzano Vicentino in via San Fermo. L’imputato è stato ritenuto responsabile di accuse molto pesanti: omicidio colposo (il reato specifico di omicidio stradale è stato introdotto qualche mese dopo i fatti, e le nuove norme avrebbero comportato sanzioni più pesanti), guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso. Difeso dall’avv. Antonio Marchesini, l’imputato ha sempre contestato alcune delle imputazioni, e non è escluso che proponga ricorso in Appello; ma il giudice ha concesso diverse attenuanti, viste anche le condizioni, emerse in aula, in cui avvenne il dramma. A perdere la vita fu Luciano Bertato, 40 anni, della città; i suoi famigliari, assistiti dall’avv. Donato Bruno, sono già stati risarciti dalla compagnia assicurativa con circa 200 mila euro e non si sono costituiti parte civile. Il dramma avvenne la notte del 24 dicembre 2015 a Bolzano. Bertato era lungo via Marosticana - una testimone lo ha visto fermo, vestito di scuro, in un punto non illuminato - quando, all’altezza dello stabilimento delle fonderie Zardo, venne travolto dalla Ford Fiesta di Fabris, che stava tornando a casa. Il conducente si era messo al volante in stato di ebbrezza, contestava la procura, che aveva coordinato le indagini dei carabinieri, con un tasso alcolico pari a 1,03 grammi di alcol per litro di sangue. Ma il test venne compiuto 4 ore dopo i fatti; Fabris ha sempre riferito di aver bevuto due birre ad inizio serata e una grappa, offerta dalla mamma per rincuorarlo, ma dopo l’incidente. Il giudice però lo ha condannato. Bertato, che era al centro della carreggiata (stava tornando a casa dopo una serata passata con amici), venne travolto dalla vettura, perché Fabris non riuscì ad evitare il pedone. Il quale morì subito dopo. Un camionista, passato poco dopo, vide il corpo in mezzo alla carreggiata e diede l’allarme. Fabris non si era fermato a prestare soccorso e se ne era andato, raggiungendo la sua abitazione, non lontana. Svegliò i genitori, disse loro di aver investito un animale e quindi tornò sul luogo dell’impatto suo padre, trovando i carabinieri: «C’era mio figlio alla guida», spiegò. L’imputato ammise all’epoca di essersi reso conto di aver centrato qualcosa - l’utilitaria era seriamente danneggiata -, ma di aver preso paura. La difesa di Fabris - che non aveva superato i limiti - reclamava che la presenza della sfortunata vittima era imprevedibile in mezzo alla strada, al buio, alle 4 del mattino. La procura aveva chiesto una pena leggermente più dura, ma il tribunale ha ritenuto che un anno e mezzo di reclusione sia una condanna giusta per la tragedia. • D.N. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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