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10.10.2017

L’arresto dopo il crac
e gli imputati omonimi

Il tribunale di Vicenza, che ha firmato l’ordine di carcerazione
Il tribunale di Vicenza, che ha firmato l’ordine di carcerazione

Una vita segnata da una fastidiosa omonimia. È quella di Bruno Nardotto, 61 anni fra pochi giorni, che vive a Vicenza, e di Bruno Nardotto, 62, di Camisano. Quest’ultimo è stato arrestato sabato pomeriggio dai carabinieri della stazione per un ordine di carcerazione emesso dal tribunale, ma per l’ennesima volta ad essere additato è stato l’altro Bruno. Nell’errore è incorso anche il Giornale di Vicenza, che ha pubblicato la fotografia del Nardotto che nulla aveva a che vedere con la vicenda. Ce ne scusiamo con lui e con i lettori.

Il Nardotto arrestato è originario di Gazzo Padovano e vive a Camisano. Deve scontare 8 mesi di reclusione. La condanna, per bancarotta fraudolenta, è diventata definitiva. Difeso dall’avv. Casarotto, era stato condannato a 8 mesi nell’aprile del 2014. Era accusato di bancarotta semplice della società “Nuova Nardotto Montaggi srl” di Vicenza, che venne dichiarata fallita dal tribunale civile nel luglio del 2009. Nardotto, già coinvolto in altre vicende giudiziarie, era accusato di aver omesso di tenere regolarmente i libri contabili della società nei tre anni precedenti in fallimento, come ricostruito dalla curatrice fallimentare Sara Ceriotti. Nel febbraio del 2011, in primo grado, il collegio gli aveva inflitto tre anni e cinque mesi di reclusione, poiché era finito nei guai in qualità di titolare della “Nardotto montaggi srl unipersonale” (cioè la società dalle cui ceneri era sorta la “Nuova”). In quel caso era accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, di non essersi presentato al curatore fallimentare e di non aver pagato le ritenute previdenziali di alcuni lavoratori. L’azienda, nata a Sandrigo nel 1997 e poi trasferita in città, si occupava del montaggio di strutture metalliche; le difficoltà erano sorte poiché alcuni clienti non avevano pagato i lavori a seguito di contestazioni. Il passivo fu di un milione di euro. Il curatore accertò come Nardotto non gli avesse consegnato otto autocarri, spariti nel nulla.

L’altro Nardotto, difeso dagli avv. Fedeli e Alborghetti, in passato è rimasto coinvolto in altre vicende giudiziarie, e lamenta come negli ultimi anni gli scambi di persona gli abbiano creato diversi grattacapi. D.N.

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