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27.09.2017

«I profughi adesso li aiuto a casa loro»

Giancarlo Giacomin, 75 anni, domenica partirà per l’Etiopia. IMPIUMI
Giancarlo Giacomin, 75 anni, domenica partirà per l’Etiopia. IMPIUMI

Nella struttura medica e fisioterapica fondata da Giancarlo sventola la bandiera con il leone di San Marco insieme a quella italiana e dell’Unione europea.

Orgoglioso di essere veneto e leghista è pronto per il suo primo viaggio in Africa, carico di certezze: «Non sono razzista ma...». E dentro una frase soffocata c’è tutta la dimensione della quotidianità di Giancarlo Giacomin, 75 anni, fondatore della SportingMed di Camisano, una clinica fisioterapica che è un gioiellino della riabilitazione. «Ma come possiamo accogliere tutta sta gente che arriva dall’Africa? Non hanno futuro e per l’Italia sono un costo enorme, soldi che se venissero spesi per aiutarli a casa loro risolverebbero un sacco di problemi. La linea è quella del leader Salvini, «anche se parla troppo per i miei gusti ...», ma la concretezza è di un ex infermiere del San Bortolo, ventisette anni nel reparto di ortopedia e braccio destro del primario Renato Viola. «Il punto è che voglio così bene a questa terra che non sopporto più di vedere persone ciondolare nei paesi senza fare nulla, se io andassi all’estero sarei il primo a chiedere come potrei darmi da fare e invece questi qua hanno pure delle pretese. Per fortuna che adesso a Campo Marzo a Vicenza arriva l’esercito».

Le mani grandi portano i segni di 50 anni passati a rimodellare muscoli e ristabilire centri nervosi, tessuti e ossa rotta. «E adesso voglio fare qualcosa per aiutare l’Africa perché non mi si venga a dire che i profughi vengono qui perché ci sono le guerre, il problema vero è la povertà e la miseria e allora vado io là perché non vengano loro qua». La guerra dei Balcani però l’ha vista in faccia, Giancarlo. Quando nel 2001 alla fine del conflitto con la Croce Rossa andò a portare stampelle e garze in Croazia, nell’abazia delle suore Benedettine nell’isola di Rab e kit del pronto soccorso a Dubrovnik. E adesso tocca all’Etiopia: «Ci andrò con due medici - racconta Giacomin -, Paolo e Gianni Mantoan, per portare tutto il necessario per assistere le partorienti che arrivano nei villaggi nel sud del Paese senza nessun tipo di assistenza. E poi ci sarà da pensare ai neonati, in un’area dove c’è un’alta mortalità. Là c’è un piccolo presidio ospedaliero gestito dalle suore e andrò a fare quello che serve. E dopo l’Etiopia ho già in mente di andare in Tanzania». Ha raccolto qualche soldo dai privati e materiale dai cittadini, la famiglia Conocarpo di Sarmego e Annamaria Candian, altri kit medici li ha acquistati lui di persona. «Sono nato in una delle famiglie più povere di Sarmego, ma ho imparato cos’è la generosità dai miei genitori. Negli anni ’50 c’erano famiglie che avevano poco o niente per vivere e mia madre mi mandava da loro con mezza gallina nascosta sotto la maglia. «Se la dividiamo mangiano due famiglie - mi diceva - sono cresciuto con questa educazione». Da domenica prossima al 27 ottobre il viaggio che gli cambierà la vita. «Ma in fondo sono abituato ad aiutare gli altri».

Eugenio Marzotto
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