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24.09.2017

Rissa per il kit delle banconote false

La polizia locale è intervenuta per la rissa sanguinosa
La polizia locale è intervenuta per la rissa sanguinosa

Da Padova a Caldogno per esportare, anche nel Vicentino, la ricetta segreta per fare soldi. E la locuzione, in questo caso, è intesa in senso letterale, visto il misterioso kit per produrre banconote scoperto e sequestrato dalla polizia locale dell'Unione dei Comuni. Le indagini sono appena state avviate ma potrebbe esserci la banda di falsari camerunensi già finita al centro delle inchieste di Striscia la Notizia dietro il caso in cui, giovedì sera, si sono imbattuti i vigili intervenuti in zona Lobbia per una rissa.

Tutto è cominciato intorno alle 21 quando alla centrale di via Diviglio sono giunte diverse chiamate da parte di residenti nell'area del parco della frazione, che segnalavano una furibonda lite fra tre stranieri. Arrivati nel quartiere residenziale gli agenti hanno trovato due uomini, fotosegnalati poi negli uffici della compagnia dei carabinieri di Thiene ed identificati in D.S.G, camerunense di 37 anni residente a Rubano e B.B.N, tunisino di 29 anni che vive a Costabissara. Entrambi feriti e sanguinanti, con lividi ed ecchimosi su tutto il corpo dovuti, probabilmente, alla reciproca aggressione, i due si sarebbero incontrati a Caldogno per chiudere un accordo poco ortodosso. Secondo quanto hanno ricostruito i vigili, il camerunense, cui è stato sequestrato un borsone con il necessario per “trasformare” la carta in denaro, avrebbe avuto un appuntamento con il nordafricano proprio per vendergli l'attrezzatura equivalente di una moderna pietra filosofale. Al prezzo di 2 mila euro era infatti pronto a cedere al 29 enne quanto serviva per ottenerne almeno 5 mila e cioè: fogli prestampati con la sagoma di pezzi da 50 e 100 euro in rilievo, una busta contenente una polvere bianca, verosimilmente talco, due flaconi con liquidi colorati, stagnola e diverse pagine di banconote fac- simile da 50 euro, oltre ad un paio di guanti in lattice. La strumentazione da piccolo chimico non avrebbe però convinto il tunisino e ne sarebbe nato un acceso diverbio. Il condizionale resta d'obbligo perché i due uomini, per diversi ma ovvi motivi – l'uno cercava di vendere un sistema per taroccare i soldi, l'altro voleva stampare cartamoneta fasulla- non hanno voluto rilasciare dichiarazioni esaurienti e complete alla polizia e ai carabinieri.

Mancando per ora un'ipotesi di reato specifica (la truffa non è stata perpetrata e le banconote risultano praticamente foglietti colorati), gli uomini del comandante Ermanno Pianegonda hanno potuto contestare solo al camerunense, pregiudicato per truffa e reati contro il patrimonio, la guida senza patente, procedendo al sequestro della Mercedes con la quale era arrivato in paese.

Si cerca ora di capire se, prima di venire alla mani in strada, i due africani abbiano cominciato, come sembra, a discutere in un appartamento della zona, appoggiandosi dunque ad una terza persona. Dell'episodio sarà informata la questura di Padova, da cui erano partite le indagini sui “duplicatori di euro”.

Giulia Armeni
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