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24.10.2017

Mistero bunker
Dopo 74 anni
si cerca la verità

Il mistero del bunker tedesco di Caldogno potrebbe essere svelato con nuove ricerche storiche
Il mistero del bunker tedesco di Caldogno potrebbe essere svelato con nuove ricerche storiche

Un mistero lungo 74 anni, alimentato solo da una storiografia orale fatta di chiacchiere, voci e ricordi e che rischia dunque di perdersi per sempre, nel giro di pochi anni.

Quella che avvolge il bunker antiaereo nel parco di villa Caldogno è un'aura di segretezza e di ambiguità che non smette di affascinare e suggestionare e che oggi, finalmente, potrebbe essere squarciata dalla prima, concreta e ampia ricerca storica.

Così è partita in paese, grazie all'idea e all'impegno dell'associazione Ancis Aureliano onlus che ha preso in gestione la struttura da qualche mese, la campagna per il recupero e la riscoperta della vera storia del bunker di cui si sa pochissimo.

Per questo motivo, l'annuncio è del presidente Evaristo Arnaldi, chiunque avesse, per esperienza diretta o perché custode di racconti utili, notizie sulla struttura militare potrà divenire testimone prezioso nel lavoro minuzioso di ricostruzione delle vicende dell'edificio.

Tolto dal contesto artistico-architettonico in cui era stato inserito quando, oltre un decennio fa, era assurto al ruolo di centro di cultura contemporanea per esposizioni ed eventi internazionali, nell'ambizioso progetto C4 poi tramontato, della struttura geometrica a pochi passi dalla villa palladiana si conoscono appena alcuni cenni.

Secondo alcune paginette redatte da Paolo Savegnago e riprese anche dal portale web del Comune di Caldogno, che cita l'architetto Enrico Novello, il manufatto sarebbe stato costruito nel 1943 dalla Todt (organizzazione tedesca di reclutamento coatto di manodopera civile), quale ospedale militare alternativo e luogo di degenza per i feriti. In linea con la decisione, nella fase finale del conflitto mondiale, di insediare nella villa il comando della Militar Sanitat.

Ma in effetti, è la domanda che da decenni tutti si pongono, cosa avvenne davvero all'interno delle 14 stanze della costruzione militare?

«Nessuno lo sa, forse fu davvero un ospedale, forse no, il nostro obiettivo è appunto capirlo, sfatare i miti e trovare finalmente la verità – spiega Evaristo Arnaldi- per questo rivolgiamo un appello a chiunque abbia informazioni, a darci una mano».

Oltre alle ricerche attraverso l'ambasciata tedesca e il bunker antiaereo di Recoaro, una spinta decisiva potrebbe arrivare infatti dai cittadini calidonensi: per loro i volontari di Ancis e di altre associazioni saranno ogni sabato e domenica, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 al bunker, per raccogliere le loro memorie.

«Possono portarci qualcosa di scritto oppure avvisarci e qualcuno di noi andrà a casa loro per intervistarli – assicura Arnaldi- ci siamo dati tempo fino a dicembre, speriamo di ottenere materiale per un'eventuale, chi lo sa, libro o pubblicazione».

Un'iniziativa caldamente appoggiata dall'amministrazione comunale che, con l'assessore alle politiche giovanili e al turismo Paolo Meda sta portando avanti un'intensa attività di promozione dell'intero complesso palladiano: «Vogliamo che il bunker si racconti, capire perché fu realizzato qui. Pensiamo di coinvolgere le scuole, creare una sorta di linea del tempo che attraverso il Novecento».

Giulia Armeni
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