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01.11.2017

Undici gli esploratori
deceduti nelle cavità

Sono tra le grotte carsiche più famose d’Europa, meta ogni anno di appassionati che arrivano da tutto il mondo per affrontare delle impegnative spedizioni speleosubacquee. I più esperti, dopo ore di immersioni tra cunicoli strettissimi e labirinti sommersi, riescono ad approdare in grandi stanze, dove si possono ammirare veri e propri spettacoli della natura fatti di spiagge, laghetti dai colori caraibici e stalattiti. Ma i principali sistemi carsici della Valbrenta, ovvero l’Elefante Bianco a Ponte Subiolo di Valstagna, le Grotte di Oliero sempre a Valstagna e la sorgente dei Fontanazzi a Solagna, possono essere anche una trappola mortale per le insidie che nascondono. Sono undici, infatti, le persone che ad oggi hanno perso la vita.

La maglia nera la detiene la grotta dell’Elefante Bianco, nella quale dagli anni Settanta ad oggi hanno perso la vita otto persone. Una, invece, la vittima a Oliero, nell’omonimo complesso turistico: Chiarastella Assolari, che si stava addestrando con il suo istruttore nel gennaio del 2013. Le tragedie più recenti si sono consumate ai Fontanazzi. Lo speleosub polacco Krzysztof Grzegorz Betiuk, 29 anni, ha perso la vita il 5 gennaio scorso, e ieri è morto il tedesco Sven Hubel.

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