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27.09.2017

Un bassanese nel terremoto messicano

Un’immagine del devastante terremoto a Città del MessicoAndrea Moro, messicano acquisito, insieme alla moglie
Un’immagine del devastante terremoto a Città del MessicoAndrea Moro, messicano acquisito, insieme alla moglie

Quando la terra ha iniziato a tremare, si è immediatamente precipitato fuori dall’ufficio. Edifici, alberi e strade si muovevano come se fossero di gelatina e restare in piedi era quasi impossibile. Il pensiero è andato subito a moglie e figlioletta, e quando ha saputo che stavano bene ha tirato un sospiro di sollievo.

Un bassanese che abita a Città del Messico ha vissuto in prima persona il dramma del terremoto da 7,1 gradi della scala Richter registrato la settimana scorsa. E le scosse successivi, protrattesi fino a pochi giorni fa. Si tratta di Andrea Moro, 35 anni, che sette anni fa ha lasciato Sasso Stefani di Valstagna per trasferirsi nella capitale messicana, dove lavora in una ditta che commercializza macchine industriali. La sua testimonianza è drammatica.

«Viviamo nella zona centrale di Città del Messico, nella colonia Doctores, delegación Cuauhtémo - racconta -. Quando é successo ero in ufficio, la bambina a scuola e mia moglie, professoressa di spagnolo, a casa di un'alunna. Ci siamo resi conto subito che era fortissima: le pareti e il tetto scricchiolavano, non si riusciva a rimanere in piedi, ma siamo riusciti a scappare fuori in strada. È stato impressionante, terribile».

La maxiscossa è arrivata proprio nell’anniversario del sisma del 1985, che fece più di 6 mila morti. «Come ogni anno, il 19 settembre alle 11 del mattino c'è stata un'esercitazione d'emergenza generale che ha coinvolto tutti i cittadini - racconta Andrea Moro -. A Città del Messico c'è un sistema di allarme che avvisa quando sta arrivando il “temblor”, la cui efficacia dipende però in larga parte dalla distanza dell'epicentro. Due ore dopo l'esercitazione, c'è stata la scossa. Purtroppo questa volta l'epicentro è stato molto vicino e l'allarme è partito pochi secondi dopo l'inizio della scossa, quindi è stato inutile. Il sisma non finiva più: credo sia durato un minuto e mezzo ma non ne sono sicuro, perché in quei momenti il tempo quasi si ferma e il cervello si scollega. La sensazione che si prova è difficile da descrivere, si entra in uno stato di choc, e la paura vera e propria arriva subito dopo, quando ti rendi conto che sei stato fortunato ma inizi a pensare ai tuoi cari, agli amici e in genere a tutti gli altri, che forse non hanno avuto la tua stessa fortuna, e non c'è modo di saperlo perché i telefoni praticamente non funzionano. Ho pensato subito a mia moglie e a mia figlia: la scuola ha retto molto bene e comunque ci sono dei protocolli di sicurezza ben definiti».

Il sisma ha lasciato dietro di sé una lunga scia di morti, oltre duecento, crolli e disservizi, con milioni di cittadini che per ore sono rimasti senza energia elettrica e gas. «La situazione adesso è ancora critica - spiega Andrea Moro -: ci sono varie operazioni di recupero in atto, ci sono ancora molti dispersi. È comunque stato grande l'appoggio di tutta la città e i soccorsi sono stati efficienti. Ci sono ancora tanti edifici pericolanti e inagibili, molti hanno perso tutto, ragion per cui io e mia moglie abbiamo anche offerto aiuto ad eventuali sfollati. La nostra casa per fortuna non ha riportato danni. Conosco altri vicentini e italiani, ma che sappia io nessuno ha avuto danni o è rimasto ferito».

La vita sta piano piano tornando alla normalità. «Nostra figlia si è spaventata molto, peró è ancora piccola per capire bene cosa è successo - spiega il valstagnese -. Comunque le prime notti si è svegliata spaventata, credendo di sentire l'allerta sismica o il terremoto. Per il resto, i servizi sono quasi completamente ristabiliti, anche se ci sono diverse strade chiuse. E ci sono ancora delle scosse di assestamento».

Davide Moro
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