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09.04.2018

Pianello, franano massi nel Brenta

Gli enormi massi staccatisi dalla parete rocciosa  e piombati nel Brenta in località Pianello
Gli enormi massi staccatisi dalla parete rocciosa e piombati nel Brenta in località Pianello

Frana la montagna sulla strada del Pianello. Nuovo smottamento l’altra notte sul versante est dell’Altopiano verso la Valsugana: altri massi sono piombati sulla pista ciclabile che attraversa la località Pianello, tra Enego e Primolano, ai confini con il Trentino. La frana ha raggiunto anche il Brenta. Il sindaco di Enego Fosco Cappellari, su tutte le furie, annuncia una nuova lettera alla Regione per spingere gli enti preposti a intervenire. «È un disastro - riferisce il sindaco, accorso sul posto ieri mattina -. Sono crollati a fondovalle migliaia di metri cubi di roccia, finiti dritti in mezzo al fiume Brenta. Ci sono massi giganteschi che hanno ostruito parte del fiume. L’acqua riesce comunque a passare. Il fronte della frana, nella parte alta, è di circa 400 metri. Una cosa spaventosa». Quella della notte tra sabato e ieri è la quarta frana nel giro di pochi mesi che interessa la zona. La prima si era verificata a dicembre, e aveva spinto il sindaco di Enego a emettere un’ordinanza per il divieto di transito nella strada del Pianello. È un tratto chiuso da tempo della pista ciclopedonale del Brenta, che fino a dicembre veniva però usato ancora come strada vera e propria degli abitanti della piccola località, che sono circa una decina. «Qui però non si potrà più passare per almeno 5-6 anni, perché l’area è completamente impraticabile e pericolosa», continua il sindaco di Enego. Basti pensare che ieri mattina il primo cittadino ha avuto il suo bel da fare per tenere alla larga passanti e curiosi che si avvicinavano alla frana. Così, insomma, non si può andare avanti. Di conseguenza, il sindaco di Enego annuncia che farà tutto ciò che è in suo potere per spingere gli enti proposti a intervenire. «Scriverò innanzitutto alla Regione, perché servono degli interventi concreti per la messa in sicurezza di quest’area - afferma Cappellari -. Bisogna procedere con il disgaggio». Si tratta di una tecnica utilizzata per la messa in sicurezza in tempi brevi di una parete rocciosa, di una scarpata tendente a franare o del fronte di abbattimento di una galleria. «Nel caso in questione, è necessario innanzitutto analizzare la parete rocciosa e, se necessario, procedere con le mine per realizzare delle frane controllate - spiega Cappellari -. Dopodiché bisogna creare un vallo, per raccogliere eventuali detriti. Ora comunque, inevitabilmente, la frazione è completamente isolata. Per raggiungere la strada che porta ad Enego gli abitanti dovranno allungare il percorso di diversi chilometri». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Enrico Saretta
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