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21.03.2018

«Non voglio più tornare a casa»

Maria Pia Mainardi
Maria Pia Mainardi

«Non voglio tornare a casa», è la richiesta della ragazza di Cismon picchiata dal compagno l’altro giorno, quando è corsa a chiedere aiuto nella vicina farmacia, per cercare la protezione necessaria ad allertare le forze dell’ordine. La giovane donna di origini marocchine è ancora in una casa protetta, e ci rimarrà. I carabinieri del capitano Adriano Fabio Castellari, intervenuti pochi minuti dopo l’aggressione, sono al lavoro per ricostruire la dinamica dei fatti, capire la gravità della situazione e l’effettivo pericolo corso dalla ragazza che, prima della fuga e delle botte, sarebbe stata minacciata più volte dal compagno. Mentre si attende che la giovane sporga denuncia, Amministrazione, servizi sociali e l’associazione “Spazio Donna”, sono al lavoro per garantire alla vittima tutto il sostegno possibile. «Il momento della denuncia è sempre quello più pericoloso - spiega la presidente dell’associazione bassanese, Maria Pia Mainardi -. Proprio per questo consigliamo sempre alle donne di denunciare quando sono già al sicuro, in luogo protetto che possa tutelarle ad ampio raggio, soprattutto in questa fase estremamente delicata. Gli uomini in quei momenti spesso reagiscono con rabbia, con conseguenze purtroppo molto pesanti. Ovviamente, parlo di casi generali senza entrare nello specifico, per preciso codice etico della nostra associazione che in primis ha il dovere di garantire alle vittime la massima privacy. Posso solo dire che siamo subito stati allertati dai carabinieri e che abbiamo preso in carico il caso, niente di più». Il primo passo, quindi, è sempre quello della tutela. «Va subito trovata una casa protetta dove le vittime possano soggiornare per il tempo necessario - specifica Mainardi -. Capitano casi in cui le donne vittime di violenza arrivano al pronto soccorso perché bisognose di cure mediche, a volte non sporgono denuncia, e si fanno convincere dai famigliari che va tutto bene, che le botte sono state un episodio isolato. Ecco, noi crediamo che nessuna situazione vada sottovalutata. È fondamentale chiedere aiuto subito. Non ci sono casi più gravi o meno gravi, le botte, anche se si tratta di una sberla sono gravi a prescindere dalle prognosi». •

Francesca Cavedagna
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