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02.11.2017

Morte nella grotta, la verità dalla telecamera

I sommozzatori dei Vigili del fuoco durante il recupero del corpoLa vittima, Sven Hubel
I sommozzatori dei Vigili del fuoco durante il recupero del corpoLa vittima, Sven Hubel

La verità sulla morte di Sven Hubel, lo speleosub deceduto martedì ai Fontanazzi di Solagna, potrebbe essere contenuta nella telecamera “GoPro” che il sub tedesco di 26 anni aveva montato sopra il caschetto durante l’immersione.

Il dispositivo è stato sequestrato dai carabinieri, insieme al resto dell’attrezzatura indossata dal giovane. Anche l’auto con cui è arrivato in Valbrenta insieme all’amico è rimasta a Solagna, a disposizione della Procura di Vicenza, che ha aperto un fascicolo per accertare le cause del decesso del giovane.

Le operazioni di recupero del corpo effettuate dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Venezia e Vicenza sono finite nella tarda serata di martedì. Per recuperare la salma ed estrarla in sicurezza dai cunicoli della grotta carsica, gli esperti hanno impiegato più di 5 ore. Le operazioni si sono concluse nella tarda serata. Ora si attende che venga disposta l’autopsia, prevista per i prossimi giorni.

Nel frattempo l’Amministrazione comunale di Solagna, colpita da due tragedie in meno di un anno, torna a interrogarsi su cosa sia possibile fare per aumentare la sicurezza nella grotta carsica dei Fontanazzi. Le problematiche da risolvere sono tante.

«Ci siamo confrontati con l’Amministrazione comunale di Valstagna - spiega il sindaco Daniele Nervo -, per adattare i nostri regolamenti a quelli già applicati nelle grotte di Oliero e Ponte Subiolo. L’idea è quella di mettere opportuni cartelli che spieghino la difficoltà della grotta sommersa, con regolamenti che obblighino chi si immerge a registrarsi presso gli uffici comunali, pena una sanzione. Così avremo almeno contezza di chi fa immersioni, i numeri dei sub che frequentano la grotta in un anno e sapremo agire con solerzia in caso di incidente».

Il problema, per il sindaco, è che nessuno è tenuto a registrarsi. «Se un giorno entrassero due sub ed entrambi morissero, sapremmo dell’incidente settimane o mesi dopo, oppure mai: va trovata una soluzione. Eppoi ormai si immergono anche persone non preparate, come pare fosse il sub deceduto, che peraltro non era nemmeno accompagnato da una guida esperta. Noi possiamo fare poco contro l’imprudenza»».

Francesca Cavedagna
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