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28.10.2018

La scuola di montagna ordinata da Mussolini

Alunni davanti all’ingresso della scuola voluta dal regime fascista nel territorio montano di Cismon. L’ultima campanella è suonata nel 1970. FOTO TRATTE DAL PERIODICO LOCALE “LA GUSELLA” La scuola di montagna in località di Col del Brocco in territorio comunale di  CismonBambini con le mamme in montagna al termine di una giornata dedicata alla raccolta di funghi
Alunni davanti all’ingresso della scuola voluta dal regime fascista nel territorio montano di Cismon. L’ultima campanella è suonata nel 1970. FOTO TRATTE DAL PERIODICO LOCALE “LA GUSELLA” La scuola di montagna in località di Col del Brocco in territorio comunale di CismonBambini con le mamme in montagna al termine di una giornata dedicata alla raccolta di funghi

Che anche i ragazzini residenti in territori disagiati come quelli montani dovessero avere un’istruzione in piena regola lo aveva ordinato Mussolini. Che a Cismon, zona spesso tradizionalmente “rossa”, l’espansione culturale comandata dal Duce abbia trovato un terreno inaspettatamente fertile spiega bene quanto la necessità di equilibrare i diversi livelli sociali rappresentasse un collante istintivo e profondo tra le genti della Valle del Brenta: regime fascista o no. MAESTRI. Di certo, la scuola di montagna di Col del Brocco, con la prima pietra di “biancone” locale affondata nell’aspro terreno del Massiccio nel 1925, è stata un punto di riferimento fondamentale per centinaia di studenti. Questo grazie alle lezioni impartite da stoici maestri, che per prendere posto dietro la modesta cattedra in legno d’acero si sobbarcavano ore di scarpinate sulle ripide mulattiere dei quasi mille metri di dislivello tra il Brenta e la Cima; fatiche alternate dagli abbondanti mesi di vita isolata, con lunghe e gelide sere invernali passate in solitudine, nella stanzetta di sassi, legno e “malte” ricavata sopra la classe. Riscaldata solo da una stufa a legna, quando c’era. LA SCUOLA. «Al piano terra c’erano una capace aula e i servizi, al piano superiore l’alloggio essenziale per l’insegnante, ma soprattutto le stufe». L’edificio, addossato al monte, a 1061 metri sul livello del mare, non era la prima scuola di montagna, ma certamente è stata la più attesa. In paese, a valle, la prima scuola elementare fu dono della monarchia austriaca, che dopo il trattato di Vienna, con l’annessione del Lombardo-Veneto, diede a Cismon un maestro, un medico e una levatrice. Le due classi, dopo l’annessione al Regno d’Italia, diventarono tre: la scuola si chiamò “comunale” e la frequenza divenne obbligatoria. Tutto questo però succedeva in pianura: i ragazzi di montagna erano destinati a «rimanere analfabeti come i loro padri». Ogni tanto saliva il sagrestano della parrocchia, che «radunati i volenterosi in qualche stalla, insegnava loro per lo meno a far la firma». Questo è accaduto dal 1907 fino al 1925, quando è stata inaugurata la scuola di Col del Brocco, pagata con il denaro dei recuperanti e rimasta attiva fino a cinquant’anni fa. RECUPERO. Oggi per l’edificio, che fu ampliato via via fino al 1943, sono pronti progetti di restauro per farne un punto di ritrovo per la comunità e di appoggio per le escursioni in quota. Ma la storia ha lasciato solchi che si possono ritrovare solo nelle testimonianze di chi c’era e quella scuola l’ha vissuta davvero. «Gli insegnanti si susseguivano veloci. Dopo un breve periodo non resistevano più all’isolamento, alla fatica delle mulattiere e dei sentieri, alla mancanza di case vicine dove scambiare una parola e ricevere un sorriso». Lo spiega bene nelle sue memorie il maestro Fausto Pelloso, che prese posto dietro la cattedra montana nell’ottobre del ’35: «Di buon mattino salivo la strada per iniziare il mio primo giorno. Prima di me avevano insegnato il mastro Cortese di Campolongo, e il maestro De Cicco, venuto nientemeno che da Napoli, che resistette meno di 30 giorni, poi, venuta la prima neve, non si fece più vedere, ritenendo opportuno ritornare al sole della sua città. In quegli anni la scuola era popolatissima, avevo in classe non meno di 40 alunni, riuscii anche ad organizzare un corso serale con più di 30 persone di ogni età». GLI ALLIEVI. Gli alunni arrivavano dalle località Mognola, Col del Prai, Fogher, Forcelletto, attraverso sentieri, boschi e dirupi, che richiedevano ore di faticoso cammino, con qualsiasi condizione climatica. Chi poteva, quando la neve era troppo alta, il freddo insopportabile, si faceva accompagnare da un asino, sul quale issava le fasce di legna per alimentare le stufe delle scuola: contribuire al riscaldamento era un obbligo per ogni alunno. Chi non aveva un asino disponibile - ed erano parecchi - si faceva aprire la strada dai genitori, che poi tornavano frettolosi alle loro attività di sostentamento, fino alla prossima campanella. L’ultima è suonata nel 1970: dietro i banchi ormai c’erano meno di una decina di alunni, in cattedra la maestra Annalisa Cecconello Vanin, che si sta ancora godendo la meritata pensione nella sua casa di Cismon, a valle. Se oggi resta una traccia storica della vecchia scuola sul Grappa il merito è di pochi. La ridotta iconografia e bibliografia esistente è frutto di un lavoro capillare, redatto da protagonisti, storici e ricercatori come Elvio Beraldin, Umberto Vanin, Elisa Dall’Agnol, Fausto Pelloso e Angelo Chemin. Il materiale raccolto in questo articolo è stato estrapolato dalle loro ricerche. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesca Cavedagna
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