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21.09.2017

«La fusione impoverirà tutti i paesi»

Una suggestiva veduta aerea di Solagna FOTO CECCON
Una suggestiva veduta aerea di Solagna FOTO CECCON

In Valbrenta non tutti vogliono la fusione dei Comuni. Anche se le maggioranze e pure molte minoranze delle diverse Amministrazioni la appoggiano in pieno, a Solagna sembra che le opposizioni si stiano organizzando per fondare il gruppo del “No fusione”.

Secondo Roberto Ferracin, Stefano Bertoncello e Daniele Andrea Nervo, tutto parte da una mala gestione dell’Unione montana, che ha raccolto la gestione di tutti i servizi fondamentali dei Comuni della Valle, e che adesso non giustificherebbe affatto il passaggio successivo alla fusione, anzi.

«I nostri paesi con l’Unione si sono impoveriti - spiegano i consiglieri di minoranza di Solagna -: ci sono meno servizi, meno soldi, si perdono opportunità e andrà sempre peggio. Ci sono una sfilza di esempi: qui non abbiamo i vigili, non c’è un ufficio tecnico, non c’è un servizio al sociale efficace, le scuole presto spariranno e si perdono contributi importanti perché nessuno si prende la briga di partecipare ai bandi. L’ultimo esempio è quello del rimborso all’80% per migliorare gli impianti sportivi, il cui progetto non è nemmeno stato presentato. Poi c’è il problema neve: lo scorso anno le strade di Solagna sono state bloccate per giorni, e non era mai successo. Per non parlare della ciclopista: eravamo l’unico Comune che aveva un progetto e quello attuale, realizzato dall’Unione, ci taglia fuori dai grossi flussi».

Queste sono solo alcune delle rimostranze delle minoranze solagnesi, che spiegano di essere le uniche ad esporsi semplicemente perché «ormai in Valbrenta siamo rimaste le uniche opposizioni a rivestire davvero questo ruolo, in tutti gli altri Comuni invece le partite si giocano a tavolino, non in consiglio».

Per i tre esponenti il problema quindi è all’origine, anche se Solagna, ai tempi dei trasferimenti delle funzioni, è stato il primo e solo paese a trasferirle tutte e in blocco all’Unione, con una delibera che ha creato non poche difficoltà al nuovo ente. «Lo abbiamo fatto - precisa Ferracin, all’epoca vicesindaco del paese - perché ci credevamo, ma i patti erano ben diversi da quelli che poi ci siamo trovati a dover gestire. In primis doveva esserci Pove, il cui contributo avrebbe portato a un deciso miglioramento dei servizi, cosa che poi non è stata perché evidentemente i suoi amministratori sono stati più lungimiranti. Poi avevamo chiesto che il sociale, con i relativi costi, venisse “unito” e quindi spartito da subito, cosa che non è stata fatta».

In definitiva le minoranze si chiedono come potrebbe funzionare un Comune unico, se nemmeno l’Unione ha funzionato come promesso. «Si vuole fare la fusione per nascondere qualcosa che non ha funzionato, non per fare meglio - commentano -. Noi non siamo gli unici a pensarla così, anche a Campolongo e Valstagna ci sono dissapori, ma nessuno dice nulla e quando lo faranno sarà troppo tardi. Il nuovo Comune unico sarà guidato dalle stesse persone che adesso gestiscono l’Unione: come potrebbe andare meglio? Crediamo poi anche che l’identità dei singoli paesi non verrà tutelata dal nuovo ente. E come potrebbe, se sarà rappresentata da un finto sindaco che di fatto avrà al massimo i poteri di un presidente della Pro loco?».

«Ci opponiamo alla fusione - concludono Ferracin, Nervo e Bertoncello - e stiamo valutando la strada per farlo nel modo più corretto e per informare in maniera adeguata la cittadinanza. Stiamo facendo una scelta che ci impegnerà per il futuro, non solo per i pochi anni in cui ci saranno i contributi».

Francesca Cavedagna
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