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14.07.2018

Il capannone non è suo, società fallisce

Il capannone di Pove del Grappa al centro del contenzioso giudiziario
Il capannone di Pove del Grappa al centro del contenzioso giudiziario

Il capannone non è suo e la società fallisce. Disco rosso al ritorno in bonis del fallimento “Fima Cosma Silos srl” e di conseguenza all’ammissione al concordato preventivo, come chiesto dai liquidatori Vanni e Marisa Cosma. La richiesta non passa in Cassazione e l’insolvenza dell’azienda di Pove, per la quale il tribunale ha nominato curatore fallimentare Guerrino Marcadella, diventa definitiva. La questione centrale, perché attorno ad essa ruotava la soddisfazione dei creditori, è risultata la proprietà del capannone che “Fima Cosma Silos srl” aveva venduto a “Capital Building srl”, riconducibile alla stessa proprietà. Il prezzo pattuito era di 2,4 milioni di euro, ma il perito estimatore della procedura aveva valutato l’immobile 1 milione a fronte della somma di 1,9 milioni indicata come realizzabile con la vendita. E quel prezzo, ipotetico, era stato inserito nel piano. La Corte d’Appello di Venezia confermando il fallimento dichiarato dal tribunale di Bassano, su richiesta della procura della Repubblica e di altri creditori (Idro-Elettrica spa, Generali Prefabbricati spa, Zincheria Valbrenta spa e Tresoldi Metalli spa), aveva sottolineato la circostanza che “Capital Building”, che non ha versato somme sul prezzo dovuto, «sia società integralmente partecipata da “Co.Ge.Co. srl”, totalmente controllata anch’essa dalla famiglia Cosma». E il bene, come osserva il Supremo Collegio presieduto da Rosa Maria De Virgilio, non è stato restituito alla venditrice “Fima Cosma Silos”. In difetto «di un vincolante impegno di retrocessione da parte della proprietaria, non certo surrogabile da generiche dichiarazioni effettuate dai professionisti privi di qualsivoglia valida procura», cadono le premesse del concordato. “Fima Cosma Silos” venne dichiarata fallita il 31 ottobre 2013 con oltre 25 milioni di euro di debiti, di cui una dozzina con le banche, e un passivo totale all’epoca di 34,5 milioni. Dalla società insolvente era stata generata la newco “Fima Cosma Group” che ha proseguito l’attività di produzione di serbatoi e sistemi integrati all’avanguardia, controllata dalla stessa “Fima Cosma Silos srl”, ora definitivamente fallita, che dimostrava la volontà dei fratelli Cosma di volere onorare gli impegni con i creditori. Per la Cassazione, però, il difetto della proprietà del capannone da parte della società fallita impedisce una proposta concordataria accettabile per i creditori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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